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Un particolare (sopra) e l’intera sagoma-scultura (sotto) di “Arrivano i nostri”, opera di Maurizio Taioli in mostra alla Byblos Art Gallery di Verona

Maurizio Taioli. REALITY FICTION

La Byblos Art Gallery riapre la stagione espositiva con una mostra di sagome-sculture dell’artista veronese ispirate al tema della violenza umana, analizzata sia da un punto di vista sociale che ontologico

a cura di Bernd Noack, il 25/09/2008

Si intitola “Reality Fiction” la personale di Maurizio Taioli con cui venerdì 26 settembre riapre la stagione espositiva della Byblos Art Gallery di Verona. La mostra dell’artista veronese, che resterà aperta al pubblico dal 27 settembre all’8 novembre 2008, rappresenta una vera e propria sintesi delle suggestioni e delle tecniche elaborate da Taioli durante il percorso di ricerca condotto negli ultimi anni.
La peculiare forma espressiva utilizzata dall’artista – le sagome-scultura da lui ideate – sarà visibile all’interno degli spazi espositivi e condurrà lo spettatore a scontrarsi con una tematica di dominante attualità: la violenza umana, analizzata sia da un punto di vista sociale che ontologico.

Il titolo allude allo scontro tra realtà ed immaginazione nel mondo globalizzato

L’oggetto di questa riflessione è svelato esplicitamente dal titolo, dove “Reality Fiction” si riferisce allo scontro tra realtà ed immaginazione, tematica di grande attualità nel mondo della globalizzazione in cui i confini tra il reale e le immagini e i modelli imposti dalla fiction – ci si riferisce in particolar modo alla filmografia americana – sono sempre più sottili e non permettono di distinguere cosa possa essere definito con certezza “reale” o “immaginario” e viceversa. Così infatti appare graficamente nel titolo che Fiction diventi l’ombra stessa della Realtà, divenendo parte integrante della stessa. Le immagini che ogni giorno ci vengono proposte dai mass media, sono immagini troppo spesso ambigue, dove ciò che viene indicato come reale spesso non lo è, o ne è solo una versione parziale. Allo stesso modo la cinematografia con plot narrativo, a volte contiene elementi di grande veridicità storica.

“Arrivano i nostri”: il tentativo di portare la democrazia inscindibile dalla violenza

Accanto al tema della dialettica realtà/immaginazione il sottotitolo della mostra - Arrivano i nostri - rende ancora più esplicita e chiara la ricerca condotta da Maurizio Taioli. Il sottotitolo, derivato dal libro omonimo di Alfio Caruso e dal film “Arrivano i nostri” realizzato negli anni ’50 dal regista Mario Mattoli, ci suggerisce la chiave di lettura più idonea per leggere le opere dell’autore. Il tema del film, intrigo politico-spionistico della Seconda guerra mondiale, è ambientato nella metà del secolo scorso in Sicilia e tratta dello sbarco degli Alleati.

La ricostruzione dello sbarco degli Alleati analizza il ruolo di quanti – massoneria, mafia, monarchia e Stato Pontificio, prepararono la nascita dell’Italia repubblicana. Il messaggio che Taioli trae da queste immagini si riallaccia al filo conduttore dell’intera mostra e ne rafforza la potenza visionaria. Il tentativo da parte degli alleati di portare la democrazia è infatti inscindibile dal tema della violenza che accompagna inevitabilmente l’azione dell’uomo anche se finalizzata al bene.

L’allestimento: una “mise en scene” teatrale che sgomenta lo spettatore

Attraverso un ingegnoso percorso allestitivo che si svolge come una “mise en scene” teatrale lo spettatore si trova di fronte ad una serie di sagome di grandi dimensioni che catturano la sua attenzione in maniera totalizzante inducendo immediatamente una riflessione critica causata dal peso esistenziale ed umano delle tematiche trattate. Sculture-sagome di materiale metallico, immagini violente sottolineate dall’effetto ottico del metallo, che riflettono ombre dai colori freddi sono l’ombra del reale, un reale inquietante che si confonde ed entra in collisione con la fiction anch’essa caratterizzata dal sapore dell’ambivalenza.
Le grandi dimensioni, lo spessore delle opere ed il loro peso suscitano una sensazione di sospensione fisica che, unita alla gravità del tema portante, si riflette sull’osservatore producendo un senso di sgomento, di sospensione emotiva e psicologica.

L’ispirazione: Matrix e Terminator, riviste e fumetti, materiale dal Web

Maurizio Taioli, “Soldati nella gente”

Quotidiani, materiale scaricato dal Web, locandine di film, pellicole americane di grande fama, quali Matrix e Terminator, riviste e fumetti sono il materiale informativo dal quale trae ispirazione il lavoro di Maurizio Taioli: attraverso una selezione delle immagini più significative dà vita ad una serie di sagome-sculture che perdono il legame con la realtà per divenire “altro”. Queste sculture, di grandi dimensioni e con uno spessore medio di circa tre millimetri di metallo, divengono delle icone che entrano a far parte del repertorio collettivo.

La cultura e l’arte per elevarsi dalla violenza animale

Ancora una volta la cultura in generale e l’arte in particolare guidano l’uomo verso una conoscenza dei valori che lo contraddistinguono, offrendogli gli strumenti per elevarsi dalla violenza animale, attraverso un controllo delle proprie pulsioni, alla consapevolezza della sua possibilità di agire nel presente influenzandolo in maniera positiva.

    Scheda Tecnica

  • Maurizio Taioli. “Reality fiction”
    dal 27 settembre all’8 novembre 2008
    Inaugurazione: venerdì 26 settembre, ore 19-24
  • Byblos Art Gallery
    Verona, Corso Cavour 25/27
  • Orario di apertura:
    mar-sab, ore 10-13 e 14.30-19.30
  • Info:
    Tel. (+39) 045 8030985
    info@byblosartgallery.it
    Byblos Art Gallery

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