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Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908), Nudo femminile, La modella detta “La Nordica” (particolare), 1890 ca., olio su tavola, cm 24,6x40,2. Firenze, Collezione privata

SPECIAL / Accademia di bellissime arti

Oltre a Fattori, il celebre istituto fiorentino ha prodotto molti dei maggiori artisti italiani dell’Ottocento e del Novecento. Una storia gloriosa tra sessuofobie e innovazioni

a cura di Redazione, il 19/09/2008

Quando nel 1869 Giovanni Fattori debuttò come docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze, gli allievi erano circa 250. Tutti rigorosamente maschi. Scuola pubblica sì, la prima del genere in Europa, ma non per le ragazze. Nella stessa capitale dell’Italia appena unita si respirava del resto un’atmosfera moralista e sessuofoba, e l’idea che le donne imparassero a disegnare e dipingere in promiscuità coi coetanei (le lezioni di nudo, oibò) era di quelle che toglievano il sonno ai benpensanti. Professori compresi.

La rivoluzione “rosa”: dalla chiusura alle donne alle 1.000 iscritte del 2008

Oggi (anno accademico 2007-2008) gli iscritti sono 1.400 e le donne ben 1.000, ovvero oltre i due terzi, con un corpo docente di circa 150 elementi per 5 indirizzi didattici (pittura, scultura, decorazione, scenografia, grafica d’arte) e una quarantina di materie integrative, dal tradizionale restauro al moderno digital video. È un percorso di tipo universitario che approda a diplomi di I e II livello e apre varie strade, dall’insegnamento alla vita d’artista, passando per tutte le professioni legate all’immagine. I corsi di nudo, ovviamente, sono ormai routine.

Oltre un terzo gli allievi provenienti da altri Paesi

Adele Galeotti (Narni 1870 – Pozzuolo Umbro 1972), “Autoritratto”, pastello su cartone, cm 52,5x34, Firenze, Collezione Cecchi Aglietti

Di stranieri tra gli allievi ce ne sono sempre stati, ma oggi sono oltre un terzo (38%), un trend in crescita che coinvolge in particolare i paesi dell’est Europa (Russia, Ucraina, Serbia, Albania), dell’Estremo Oriente (Giappone, Cina, Corea) e dell’America Latina. Tra gli italiani emerge invece la forte presenza di allievi del centro-sud (in particolare Sicilia e Abruzzo) e del Trentino.

Dunque metodi, volti, costumi nuovi in ambienti che hanno però ben poco di diverso dai tempi di Fattori: le stesse aule severe delle foto d’epoca, i grandi lucernari, i calchi in gesso ovunque. Oltre le pareti, si avverte peraltro la vicinanza della contigua Galleria dell’Accademia (un tempo tutt’uno con la scuola), con il David e i marmi di Michelangelo e i tanti capolavori dell’arte fiorentina.

Aule in cui sono transitati molti protagonisti dell’arte italiana dell’800 e ‘900

Sono profumi di gloria che inevitabilmente si trasmettono all’istituto dove, non per caso, sono transitati e maturati molti dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento, come studenti, insegnanti o con entrambi i ruoli. L’elenco è sterminato, dunque non citiamo che alcuni tra i più noti: Ardengo Soffici, Felice Carena, Ottone Rosai, Primo Conti, Oscar Gallo, Pietro Annigoni, Libero Andreotti, Mario Sironi, Carlo Carrà, Marino Marini…

Quanto all’Ottocento, l’Accademia ha allevato, insieme a Fattori, Adriano Cecioni, Raffaello Sernesi, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, ovvero la generazione dei Macchiaioli, e successivamente Egisto Ferroni, Francesco Gioli, Guglielmo Micheli, Ruggero Panerai, Angiolo Tommasi, Raffaello Sorbi, ossia gli interpreti più accreditati del Naturalismo Toscano.

Dalla trecentesca Compagnia di San Luca alla prima moderna scuola pubblica per artisti

Benché vittima di pregiudizi antifemminili che fino alla fine dell’800 produssero non poche situazioni paradossali (casi di travestitismo, proteste delle famiglie, scontri tra ministero e docenti), l’Accademia di Belle Arti di Firenze rappresenta una novità importante nel mondo dell’istruzione. Fondata nel 1784 dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, è appunto la prima in Europa aperta all’insegnamento gratuito per la formazione degli artisti.

Giuseppe Mazzei (Portoferraio 1867 - Genova 1944), “L’aula di Giovanni Fattori a Firenze” (1893-1897 ca.), olio su tavola, cm 21,5x33,5. Collezione privata

Vanta peraltro un invidiabile pedigree secolare, a partire dalla Compagnia di San Luca che intorno al 1340 si formò come confraternita di artisti (oggi diremmo club culturale). Più tardi (1563) Giorgio Vasari, con l’appoggio di Cosimo I de’ Medici, la trasformò in Accademia del Disegno, ossia in istituto dedito all’insegnamento, ma basato sul concetto della bottega rinascimentale. Pietro Leopoldo perfezionò infine l’idea facendo dell’Accademia una vera scuola pubblica moderna.

I cambiamenti storici dalla fondazione ad oggi

Da allora i cambiamenti non sono stati pochi. Nel 1811 Napoleone aggiunse alle attività didattiche una Scuola di Musica e una di Arti e Mestieri, cioè i futuri Conservatorio Cherubini e Istituto Tecnico, oggi indipendenti. Del 1886 è invece la legge che aprì finalmente alle donne i corsi di disegno (ma non di nudo), mentre nel 1923 la riforma Gentile riordinò l’intera istruzione artistica. Circa le novità degli ultimi anni, la laurea breve e il resto, il dibattito è ancora acceso.

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