Special » SPECIAL / La Lupa e la Sfinge: le opere in mostra

“Sfinge”, Pasqualis Romanus (1286), marmo, altezza cm 54, lunghezza cm 84, profondità cm 23. Viterbo, Museo Civico. Museo Civico di Viterbo / © Foto Giuseppe Schiavinotto, Roma

SPECIAL / La Lupa e la Sfinge: le opere in mostra

Il percorso espositivo della rassegna allestita al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, particolarmente ricca di sculture, perché di pietra fu la civiltà egiziana, ma anche di dipinti e reperti storici di ogni tipo

a cura di Redazione, il 26/08/2008

Le opere esposte in “La Lupa e la Sfinge” – la straordinaria mostra in corso (fino al 9 novembre) al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma – documentano, con qualche straordinaria eccezione, l’ampio arco cronologico che va dal I secolo a.C. sino alla Età dei Lumi, durante il quale l’Egitto da “storia” diventa mito e da “Egittomania” si trasforma in “Egittofilia”.

L’esposizione si apre con il tema della “doppia immagine”

La mostra, particolarmente ricca di sculture, perché di pietra fu la civiltà nilotica, si apre con il tema della “doppia immagine”, egizia e classica, in cui si fecero raffigurare, imitando Alessandro Magno, gli imperatori romani. I busti e le statue di Nerone e di Domiziano e del giovane Antinoo rappresenteranno questa singolare iconografia.
Del resto, trovandosi nel Mausoleo di Adriano, come non ricordare la tragica storia d’amore dell’imperatore con il giovanetto che annegò nelle acque del Nilo? Il bellissimo fanciullo si incarnerà a grandezza naturale nella splendida statua della collezione Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli; svetterà nelle vesti di Osiride nella famosa scultura conservata ai Musei Vaticani (calco appositamente realizzato), che ispirò Raffaello, Pirro Logorio, e Piranesi; apparirà, infine, divinizzato nel busto in quarzite rosa, proveniente da Dresda.

Statua del Nilo (dettaglio volto), II sec. d.C., marmo bianco, altezza cm 72, larghezza cm 62, lunghezza cm 174. Tivoli, Museo Archeologico di Villa Adriana

Le opere che documentano la diffusione dei culti orientali a Roma

Un’altra famosissima storia d’amore, quella tra Antonio e Cleopatra, ricorda gli intensissimi rapporti intercorsi. La battaglia di Azio del 31 a.C mise fine ai sogni della coppia “egizia”, rappresentata da due rare teste marmoree. Roma si riempì di capolavori, di tesori e dei primi obelischi. Già in precedenza si erano affermati i culti orientali, documentati da una delle più antiche raffigurazioni di Iside (terracotta del 100 a.C. circa), da uno splendido sacerdote in marmo rosso e dalla enigmatica statua di Osiride Chronocrator, trovato alle pendici del Gianicolo e appartenente alle collezioni di Palazzo Altemps.

Le statue-personificazioni del Nilo e del Tevere a Villa Adriana

Villa Adriana a Tivoli ha sempre avuto un ruolo fondamentale nelle memorie del rapporto tra le due civiltà. Da lì provengono le statue-personificazioni del Nilo, simboleggiato dalla sfinge, e del Tevere, con la lupa, Romolo e Remo, testimoni, fra le altre, della passione dell’imperatore Adriano per la terra dei faraoni.

La Mensa Isiaca, per la prima volta a Roma dai tempi del sacco del 1527

Domiziano (81-91 d.C.), marmo, altezza cm 45, larghezza cm 23, lunghezza cm 28. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme © Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma

L’eredità e la fascinazione del mondo egizio a Roma e della sua imperitura carica estetico-simbolica è tracciata anche durante il Medioevo: leoni egittizzanti e sfingi, come quella del Museo Civico di Viterbo, impreziosiscono chiostri e monumenti sacri del Patrimonium Petri. Il mito di Ermete Trismegisto e di Iside, nonché il ritrovamento della splendida Tabula Bembina o Mensa Isiaca - uno dei pezzi più famosi del Museo Egizio di Torino - per la prima volta a Roma dai tempi del sacco del 1527, seduce committenti e artisti del Rinascimento, trovando spazio alla corte papale, come testimoniano i disegni tra i quali quello di Francoforte (Städel Museum) in mostra utilizzati da Pinturicchio per gli affreschi dell’Appartamento Borgia in Vaticano e il raffinatissimo Messale Colonna, conservato a Manchester.

Le immagini dell’innalzamento degli obelischi ad opera di Sisto V

Passando per i molti testi ritrovati o pubblicati, come gli “Hierogljfica” di Orapollo, la “Hypnerotomachia Poliphili”, “I misteri degli egizi” di Giamblico, le “Antichità” di Annio da Viterbo, si giunge ai disegni di raffinati artisti della maniera come Pirro Ligorio e Primaticcio. Chiudono la sezione le suggestive immagini dell’innalzamento, ad opera di Sisto V, degli obelischi che diverranno, insieme a sfingi e piramidi, un elemento caratterizzante del paesaggio romano, splendidamente dipinto in una estatica tavola di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, e in seguito da pittori stranieri, come Nicolas Poussin.

La sezione dedicata al Seicento e ad Athanasius Kircher

Una tela del celeberrimo artista francese, raffigurante “La fuga in Egitto” (Ermitage, San Pietroburgo), in cui si riprendono alcune ieratiche immagini del famoso mosaico nilotico di Palestrina, eseguito nel II sec. a.C., aprirà la sezione dedicata al Seicento e al primo grande “egittologo” Athanasius Kircher. Della collezione di quest’ultimo si esporranno, fra i diversi pezzi, la statua magica in basalto nero divisa in due frammenti (uno a Torino e l’altro a Firenze) e riunita esclusivamente per la mostra, le incisioni tratte dall’Oedipus Aegyptiacus e i modelli lignei degli obelischi romani (Roma, Liceo Visconti).
Notevole sarà anche la presenza della celebre immagine di “Artemide Efesia” (alabastro da Roma, Musei Capitolini), la cui iconografia ha suscitato l’interesse di Raffaello, Pirro Ligorio, Giulio Romano e anche del poliedrico gesuita.

Le incisioni di Piranesi. I reperti e le opere provenienti dalla Collezione Borgiana

“La leggenda della Vestale Quinta”, Benvenuto Tisi detto il Garofano, olio su tela, cm 129 x 195. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini. Archivio Fotografico Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma

Il Settecento, secolo dei Lumi, verrà documentato dalle note incisioni di Piranesi, tratte dall’opera: “Diverse maniere di decorare i camini...” (Roma, Istituto Nazionale per la Grafica), in cui i “capricci” egittizzanti attestano la diffusione dell’“Egittomania”.
La mostra concederà, inoltre, l’occasione di ammirare reperti ed opere provenienti dalla straordinaria Collezione Borgiana (Napoli, Museo Archeologico), di cui si esporranno antichissimi pezzi dal 2700 a.C. (III Dinastia), come la cosiddetta “Dama di Napoli”, (in realtà raffigurante un funzionario), sino ad alcuni più recenti, tra cui alcuni curiosi falsi settecenteschi.

La ricostruzione della sala egizia della Galleria Borghese

La suggestiva esposizione si concluderà, con una chiara allusione alle atmosfere del “Flauto Magico”, con la ricostruzione della sala egizia della Galleria Borghese, la più nota tra le molte realizzate nel Settecento, presente in mostra con tre interessanti tele di Tommaso Conca, dipinte per il principe Marcantonio Borghese, e due statue di Antoine-Guillaume Grandjacquet, espressioni di un singolare gusto neoclassico e provenienti dal Louvre.

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