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Statua del Tevere (II sec. d.C.), marmo bianco, altezza cm 93, larghezza cm 62, lunghezza cm 175. Tivoli, Museo Archeologico di Villa Adriana © Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, Roma / Zeno Colantoni

LA LUPA E LA SFINGE

Una straordinaria esposizione al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo documenta i profondi rapporti intercorsi fra Roma e l’Egitto dal I secolo a.C. al Settecento, mettendo in luce l’influenza culturale esercitata dalla civiltà dei Faraoni sulle élites sociali e sulla vita artistica della Città Eterna

a cura di David Bernacchioni, il 26/08/2008

Il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, a Roma, ospita fino al 9 novembre una straordinaria esposizione che documenta i rapporti secolari fra la Città Eterna e l’Egitto, e in particolare la profonda fascinazione che la civiltà dei Faraoni ha sempre esercitato sulle élites sociali e culturali romane, attraverso la produzione artistica che ne fu espressione.
Le opere esposte (soprattutto sculture) abbracciano, con qualche straordinaria eccezione, l’ampio arco cronologico che va dal I secolo a.C. sino alla Età dei Lumi, durante il quale l’Egitto da “storia” diventa mito e da “Egittomania” si trasforma in “Egittofilia”.

La mostra, che ha in Eugenio Lo Sardo il suo ideatore scientifico, è curata da Manuela Gianandrea (Sezione dal Medioevo al Rinascimento), Elisabetta Interdonato (Sezione archeologica) e Federica Papi (Sezione dell’Età moderna). Enti Promotori sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma.

Le tracce dell’antico Egitto nella Roma di oggi

Riposo dalla fuga in Egitto, Nicolas Poussin (1655/57), olio su tela, cm 106 x 146. San Pietroburgo, Museo di Stato Ermitage © Museo di Stato Ermitage, San Pietroburgo, 2008

Quale città oltre Roma ha un rapporto così intenso e secolare con l’Egitto? In quale altro luogo troviamo così tanti obelischi? Sul Campidoglio il “Tevere” e il “Nilo” uniscono nel mito le due lontane sponde, come nei versi di un poeta dell’Arcadia, e i leoni egizi accolgono i visitatori alla base della lunga scalinata.

Nel rione Campo Marzio, dove ora sorgono i palazzi del Governo, il sottosuolo è disseminato di reperti del tempio di Iside e poco più in là, verso le pendici del Quirinale, si trova il “Serapeo”. Tutta la cultura romana porta il segno di questa indelebile influenza. Nel Santuario della Fortuna a Palestrina risplende il grande “mosaico del Nilo”, realizzato da artigiani alessandrini. A Tivoli, nella Villa di Adriano, l’imperatore ricostruì un braccio del delta del Nilo, il famoso “Canopo”, luogo di svaghi e delizie della corte ellenistica. E la “Meta Romuli” divenne nel Medioevo uno dei simboli della città della Lupa, così come la Piramide Cestia lo fu dal Seicento.

La fascinazione per l’antico Egitto nel Rinascimento e nel Seicento

L’imperatore (Nerone) affiancato da una figura femminile in vesti isiache (I sec. d.C.), granito rosa, cm 140 x 34 x 19. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps © Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma

Il Rinascimento si innamorò degli antichi profeti, di Ermete Trismegisto, degli incomprensibili segni geroglifici. I Borgia vollero la storia del bue Api dipinta nelle loro Sale in Vaticano. Raffaello utilizzò le sembianze di Artemide Efesia (ritenendola Iside) per decorare la volta della Stanza della Segnatura. A Roma rinacquero gli studi sulla religione e sui riti misterici e le vie dei pellegrini furono segnate dall’alta mole degli obelischi.

Fu un amore di straordinaria durata. Nel Seicento Bernini innalzò la Fontana dei Fiumi, epitome della “Roma Triumphans”, e Athanasius Kircher, il genio gesuita, dedicò molti volumi alla civiltà nilotica. Nel secolo successivo le ombre si allungarono, mentre di giorno si parlava di Luce e di Ragione, di notte gli altri lumi svolgevano i loro riti misterici, le loro cerimonie di iniziazione.

A Roma, se da un lato si faceva arrestare Cagliostro, il fondatore della massoneria egiziaca, dall’altro si cercavano oggetti e decoratori per le stanze del principe Borghese. Perfino un cardinale, il Borgia di Velletri, nella cui casa passava il fior fiore della massoneria europea, cedette al fascino enigmatico dell’ermetismo e collezionò oggetti falsi e veri per il suo enciclopedico museo.

Una passione che stregò anche il Secolo dei Lumi

Una passione intensa per l’Egitto attraversò tutto il Settecento. Stregò gli americani che vollero una piramide sul dollaro e i francesi che in seguito svelarono il mistero dei geroglifici. Roma si era ormai ritirata in un modesto tran tran ai margini meridionali dell’Europa, i miti faraonici, con la crisi finanziaria, sembravano ormai sogni di un glorioso passato.

Dal catalogo Electa:
Leggi la prefazione di Sergio Donadoni
Leggi l'introduzione di Eugenio Lo Sardo

    Scheda Tecnica

  • “La Lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito”
    fino al 9 novembre 2008
  • Ideatore scientifico del progetto:
    Eugenio Lo Sardo
  • Curatori:
    Manuela Gianandrea (Sezione dal Medioevo al Rinascimento), Elisabetta Interdonato (Sezione archeologica), Federica Papi (Sezione dell’Età moderna)
  • Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
    Roma, Lungotevere Castello 50
  • Orario di apertura:
    mar-dom, ore 9-19: lun chiuso
    La biglietteria chiude alle 18.30
  • Biglietti:
    Integrato Mostra / Museo: intero € 8.50; ridotto € 6
  • Catalogo:
    Electa
  • Organizzazione e promozione:
    CIVITA
  • Info e prenotazioni:
    Tel. (+39) 199757511
    Ticketeria S.r.l

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