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Doze Green (Immagine: The Don Gallery Blogspot)

SPECIAL / Gli artisti di Troubles Never come Alone

Doze Green, Bo130, Che Jen, Yuri Shimojo e Microbo: a Milano il respiro internazionale di nuove culture artistiche

a cura di Redazione, il 04/08/2008

Presentiamo i profili degli artisti protagonisti dell’evento espositivo in programma fino alla fine di agosto alla The Don Gallery di Milano. Un viaggio attraverso nuovi linguaggi e culture, in un percorso iniziato oltre trent’anni fa. Cominciando proprio da Doze Green, “anello di congiunzione” di tre generazioni artistiche tra graffiti e streetart passando per la Breakdance.

DOZE GREEN, dai graffiti alla Breakdance

Doze Green (USA) è nato e cresciuto nell'Upper west side di Manhattan, a New York ed è stato uno dei pionieri della "hip hop culture". Nel ’74, iniziò a dipingere i primi graffiti sui muri e le metropolitane di NY, creando inconsapevolmente quello che è diventato negli anni un vero e proprio movimento globale seguito da varie generazioni di giovani in tutto il mondo.

La sua fama non è dovuta solo ai graffiti ma anche al fatto di essere stato uno dei membri fondatori della famosa Rock Steady Crew, che all'inizio degli anni '80, ha esportato nel mondo intero il fenomeno del B-boying noto ai più come Breakdance.

La storica collettiva del 1982 alla Fun gallery di NY

Dopo aver frequentato la High School of Art and Design insieme ad altri rinomati artisti come Lady pink, Daze, Seen, Mare139, per citarne qualcuno, nell' 82 Doze espone i suoi primi lavori partecipando ad una storica collettiva alla famosissima Fun gallery di NY. Nello stesso periodo appare in alcuni film diventati culto come Flashdance, Style Wars e Wildstyle.

Doze Green (Immagine: The Don Gallery Blogspot)

Doze Green, “anello di congiunzione” tra graffiti e street art

In più di trent'anni di carriera Doze Green è stato uno dei più proliferi artisti del movimento ed è uno dei pochi pionieri dei graffiti che ha saputo reinventarsi e viaggiare parallelamente al susseguirsi delle generazioni tanto da essere definito "l'anello di congiunzione" dei graffiti e della street art di tre generazioni.

Il suo lavoro si trova in molte collezioni pubbliche e private negli Stati Uniti, Europa, Giappone e Australia, ed è stato pubblicato in numerose riviste e libri internazionali.

Nei suoi dipinti il forte legame con le sue origini di indiano d'America

Nelle sue opere coesistono le radici del suo passato, incluso il writing più ortodosso, concetti metafisici e simboli religiosi. I suoi dipinti richiamano un'arte tribale antica che lo ricollega alle sue origini di indiano d'America; attraverso numerosi strati di materia, di parole e di figure mitologiche. Da ogni sua opera traspare un'immagine senza tempo che regala infinite possibilità di interpretazione.

Info: Doze Green

Bo130

Nato nel 1971 a Bergamo e cresciuto a Milano. Dopo il Liceo Artistico, si trasferisce a Londra, dove studia e lavora per dieci anni alternando brevi permanenze a NewYork e altre città europee. Studia al Central Saint Martins e si laurea in Graphic and Media Design al London College of Comunication.

Graffiti e Street Art, la grande passione

Iniziando nel 1985, alimenta e sviluppa per oltre 20 anni la sua passione per i graffiti e la street art. Nel 2000 ritorna a Milano che diventa di nuovo la sua base e dove ancora oggi vive e lavora mantenendo strettissimi contatti con il mondo artistico internazionale.

Bo130 (Immagine: The Don Gallery Blogspot)

Da quasi 10 anni si dedica completamente al suo percorso artistico consolidando esperienze importanti nell'ambito di gallerie e musei sopratutto internazionali e collaborando ad eventi speciali, con marchi come Carhartt Europe, Nike, Levi's, Columbia Records, Universal Music, Philips, etc.

Bo130, tra i pochi artisti italiani riconosciuti a livello internazionale

Dal 2000, con frequenza sempre maggiore, numerose mostre e importanti gallerie europee e americane espongono i suoi lavori. Secondo numerosi critici contemporanei diventa uno dei maggiori esponenti e tra i pochi artisti italiani riconosciuti a livello internazionale di questo "movimento" che va sotto il nome di street art.

Ecco alcune mostre cui ha partecipato Bo130:

"The Streets of Europe" alla Jonathan Levine gallery di NY; "Street art, sweet art" al PAC di Milano; "Street Up" alla Byblos Art Gallery di Verona; "Nomadas" alla Scion Gallery di Los Angeles; "No New Enemies" al Giardino Botanico di Bruxelles; "Wooster on Spring", organizzato dal team di Wooster Collective. NY, 2005 "All the people we like are dead" a Londra organizzata da Rick Blackshawautore dei libri cult "Scrawl collective 1 e 2".

I lavori di Bo130 sono presenti in numerose pubblicazioni internazionali fra le quali:

- Street Logos and Street Sketchbook di Tristan Manco
- The Art of Rebellion vol.1 and vol. 2 di C. Hundertmark
- Up Until Now di Upper Playground
- Pictoplasma Character Encyclopedia di P. Thaler, L. Denicke

Il libro "Izastikup" realizzato insieme a Microbo e TheDon

Microbo (Immagine: The Don Gallery Blogspot)

Nel 2005 Bo130, insieme a "Microbo" e "TheDon", realizza il libro "Izastikup" edito da Drago Arts and communication. Una raccolta unica di adesivi provenienti da tutto il mondo e completamente "autoprodotti". Il più completo e primo nel suo genere, da considerarsi oggi un veri e proprio cult.

I grandi eventi organizzati

Sempre insieme a Microbo, organizza gli eventi "Arteimpropria" nel 2003 alla galleria Meravigli e "The Urban Edge Show" nel 2005 allo spazio P4. Progetti questi che anticipano quella che sta diventando una tendenza diffusa (artisti da tutto il mondo vengono invitati in una determinata location a dipingere opere sight-specific); una tendenza che mira a far conoscere ad un audience più vasta quello che per anni è rimasto incompreso o semplicemente ignorato.

Il ruolo di divulgazione in Italia di Bo130

Bo130, al quale si accompagna regolarmente Microbo, grazie alle numerose esperienze internazionali, ha la credibilità e il prestigio per contribuire a divulgare questo movimento artistico in Italia e a sdoganare il fenomeno creando solidi e continuativi link con diverse realtà in nazioni come USA, Germania, Giappone…..ove questa forma di arte è ampiamente diffusa e apprezzata.

Un particolare dell'installazione alla The Don Gallery di Milano

Le ispirazioni di Bo130

Le immagini di Bo130 traggono ispirazione da situazioni di vita urbana, musica nera, culture differenti, cibo, sesso, cartoni animati, fumetti... Oggi nel suo lavoro, oltre allo spray, utilizza varie tecniche pittoriche e grafiche, facendo convivere su differenti livelli: stampa e acrilici, collage e spraypaint, analogico e digitale… integrandole amalgamando e sovrapponendo il tutto su molteplici strati di materia.

Ogni suo progetto, anche se mantiene un filo conduttore comune, tende a variare l'uno dall'altro in una progressiva evoluzione di forme; con una continua ricerca tecnica, di stile e di linguaggio.

Info: Bo130

CHE JEN

Nata in Korea, Che Jen si trasferì NY all'età di 5 anni con la famiglia. Il padre ex docente di "art Therapy" in Korea e graphics designer a NY, sin dai primi anni di età spinse Che Jen a diventare un'artista… sogno per lui infranto.

Naturalmente come spesso accade in situazioni simili, lei cercò di ribellarsi pensando di non essere appassionata ne tantomeno portata per l'arte. E mentre gli altri sei fratelli crescevano facendo i compiti normali, Che Jen si ritrovava da sola nella sua stanza a dipingere pensando di essere diversa dai suoi coetanei.

L’incontro con David Ellis

Che Jen (Immagine: The Don Gallery Blogspot)

Nel 1999 lasciati gli studi all'accademia di Belle Arti Che Jen è manager di un'azienda di Streetwear. Importante è l'incontro con David Ellis artista amercano fondatore dello storico gruppo Barnstormers. Due settimane dopo si ritrova in un van verso il North Carolina a dipingere "barns" (depositi di tabacco) con più di venti artisti da tutto il mondo, incluso Kenji Hirata, Rostarr, Espo, Muki, Kami e Sasu, David Ellis e Mike Ming che diventerà il padre di suo figlio.

Questo viaggio cambierà il corso della sua vita non solo sentimentale, ma finalmente riscoprirà di avere una vera passione per l'arte, diventando una pittrice a tempo pieno.

Che Jen, caposaldo del gruppo Barnstormers

Che Jen oggi, fa sempre parte del collettivo dei Barnstormers e la sua arte è conosciuta in tutto il mondo. Ha partecipato a una serie di mostre collettive tra cui: Something Else, a Londra; l'Urban Edge allo spazio P4 a Milano e la famosa "wooster on spring" a NY.

Allo stesso tempo, la sua passione per lo Street wear si è trasformata nella "38 regular" che gestisce insieme all'attuale compagno e di cui stavolta è lei la designer.

"Azione" e "energia"

Quando chiedi alla gente di descrivere il suo lavoro, le parole "azione" e "energia" sono le più citate. Quando chiedi a lei ti risponde "da quando sono mamma e sento che divento molto più calma e rilassata nella vita quitidiana, nel mio lavoro viceversa cerco di scaricare tutta l'energia che ho dentro”.

La sua arte è una miscela di calligrafia orientale, tratti zen e riferimenti tribali spesso i suoi lavori sono prevalentemente bianchi, neri e grigi per permettere a questa artista straordinaria di concentrarsi pienamente alle linee e all'azione.

Info: Che Jen

YURI SHIMOJO

Yuri Shimojo, nata a Tokyo, è un artista che combina la tradizione Giapponese all’estetica occidentale..
Vivendo tra le Hawaii, New york e Tokyo, il suo lavoro è un vero e proprio meltin pot di tratti orientali e astrattismo moderno.

Numerose le pubblicazioni di libri di illustrazioni

Un altro particolare dell'installazione alla The Don Gallery di Milano

Ha pubblicato vari libri di illustrazioni in Giappone, un diario dei suoi viaggi in Centro America e una autobiografia del 97’ ristampata nel 2007.

Anche Yuri Shimojo è parte del famoso collettivo Barnstormers. Dal 99’ ha partecipato alla realizzazione di molte delle video installazioni del gruppo. Famose le performances ‘Letter to the President’ del 2003 e 360° del 2005.
Attualmente vive a Brooklyn, New York.

Info: Yuri Shimojo

MICROBO, tra le più apprezzate della nuova corrente di Street art

Nata e cresciuta in Sicilia, Microbo è oggi una delle maggiori esponenti italiane e europee della nuova corrente di Street art. Nei primi anni 90 si trasferisce a Londra dove studia e lavora nell'ambito grafico e dei multimedia; l'incontro con Bo130 in terra straniera cambierà il corso della sua vita.

Il rapporto con Microbo e Bo130

Insieme portano in Italia quello che oggi tutti conoscono come street art, aprendo le danze della nuova scena italiana ma soprattutto creando il link con il resto del mondo. Agli inizi del nuovo millennio, paripasso all'evoluzione dei loro stili e alla crescita del loro lavoro artistico che li vede subito come protagonisti nella scena internazionale, Microbo e Bo130 si dedicano inoltre ad organizzare una serie di progetti ed eventi a Milano diventati storici come "Arteimpropria" e l"Urban Edge" quest'ultima definita "una delle 5 mostre più interessanti del 2005" (Vapors – Usa) e citata in numerose pubblicazioni internazionali.

Microbo (Immagine: The Don Gallery Blogspot)

Sempre nel 2005 insieme a The Don, Microbo e Bo130 sono gli autori del libro "Izastikup" edito da Drago.
I suoi lavori sono stati documentati in libri come: "Street logo" di Tristan Manco, "Art of rebellion" di Christian Hundertmark, "Pictoplasma" di Lars Denicke e Peter Thaler, nonché in varie riviste internazionali.

Gli eventi principali cui ha partecipato negli ultimi anni

In più di 10 anni di produzioni artistiche microbo ha partecipato a numerose collettive in tutto il mondo
tra le più recenti: "Streets of Europe" alla Jonathan Levine di NY;
"Street art, sweet art" al PAC di Milano;
"Street Up" alla Byblos Art Gallery di Verona;
"Nomadas" alla Scion Gallery di Los Angeles;
"No New Enemies" al Giardino Botanico di Bruxelles;
"Etoiles Urbaines" all' Espace Beaurepaire di Parigi;
"Wooster on Spring" a New York.

Il microcosmo immaginario di Microbo

Dipinti e illustrazioni di Microbo, rappresentano un microcosmo immaginario, fatto di fili, cavi e creature viventi informi che ricordano la complessità della vita. Come ogni forma di musica nasce dall'incontro suggestivo di appena sette note, così l'arte di Microbo si sviluppa attraverso la combinazione di elementi base con i quali si diverte a giocare. Creature oganiche dalle forme più svariate che sembrano fluttuare in una sorta di liquido amniotico in cui tutto deve ancora prendere la sua forma. Un liquido che nutre i suoi abitanti in assoluta assenza di gravità, suggerendo l'immagine di quella leggerezza che rappresenta la parte migliore dell'esistenza.

Info: Microbo

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