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Caraibi, Isla Mujeres, 1976. Folco Quilici © Fratelli Alinari

SPECIAL / Folco Quilici, cinquant'anni tra ricerca ed emozione

Il celebre ricercatore ferrarese, per documentare il sesto continente e per narrare quale fosse il rapporto di quell’ambiente con l’uomo, debuttò contemporaneamente come autore di un film, di un libro e di una vasta documentazione fotografica

a cura di Redazione, il 26/07/2008

«Il mare non lo scopriamo da soli o non lo guardiamo solo con i nostri occhi. Lo vediamo anche come lo hanno guardato gli altri, nelle immagini e nei racconti che ci hanno trasferito e lasciato - veniamo a conoscerlo e lo riconosciamo al tempo stesso. Abbiamo conoscenza anche dei mari nei quali non ci specchieremo né ci immergeremo mai... » (Predrag Matvejevic’)

Folco Quilici, un impegno importante anche come autore di film e di libri

Folco Quilici, nell’impegno dal ’52 al ’54 per documentare il sesto continente, il fondo del mare, e per narrare quale fosse il rapporto di quell’ambiente con l’uomo del passato e le implicazioni con quello del futuro, debuttò simultaneamente come autore di un film, di un libro e di una vasta documentazione fotografica. Intreccio di parole e di immagini che nel suo impegno professionale da allora ad oggi si sarebbero ininterrottamente fuse.

Costa della Mauritania, 1967. Folco Quilici © Fratelli Alinari

“Sesto Continente”, premiato al Festival di Venezia nel 1954

Il film Sesto Continente venne premiato al Festival di Venezia (‘54) e al Festival Internazionale Mar della Plata (‘55); mentre l’omonimo libro vinceva il Premio Marzotto. Entrambi, con il titolo Blue Continent, ebbero poi gran fortuna nel mondo anche perché si presentavano come primi documenti visivi colti dal vero nell’ambiente sottomarino.

Le altre affermazioni, da “Ultimo Paradiso” a “Ti-koyo e il suo pescecane”

Ultimo Paradiso (Orso d’Argento al Festival di Berlino del ‘57) da un testo di Ennio Flaiano ed Eilio Cecchi, poi, nel ‘61 Ti-koyo e il suo pescecane (Premio UNESCO ‘62 per la Cultura) scritto con Italo Calvino, Oceano (‘70) (Premio Speciale al Festival delle Nazioni di Taormina «riconoscimento della sua lotta tesa a conservare in immagini il volto delle civiltà che vanno scomparendo»), contribuirono insieme alla conoscenza dell’Oceania, documenti del rapporto con il mare degli ultimi polinesiani. Poi, nel 1989, Cacciatori di Navi, film e libro riccamente illustrato, spostarono la sua attenzione al rapporto con il mare di un’etnia indo-amazzonica.

I lavori degli anni Settanta

Parallelamente, dagli anni Settanta, per le prime grandi opere televisive culturali italiane ed europee dedicate alla scoperta delle culture meno conosciute, Folco Quilici realizzò, tra le altre, la serie I Mari dell’uomo (‘77), la serie Civilità del Mediterraneo” (‘76) a fianco di uno dei maggiori storici del nostro tempo, Fernand Braudel, dell’antropologo Levi Strass, del paleontologo Leroy-Gouran, dell’archeologo Colin Renfrew, dell’etnologo P.G. D’Ayala.

I libri di saggistica e immagini

Sempre in parallelo con la sua attività nel campo del cinema e della televisione, erano intanto apparsi suoi libri di saggistica e di immagini; Oceano, Uomini e mari, La Grande Enciclopedia del Mare; due volumi di Méditerranée editi in Francia con la direzione di Fernand Braudel, Coste e mari d’Italia, Naufraghi sino al recente I miei mari (2007). Dal 2002 collabora ai volumi illustrati di Luca Tamagnini dedicati alle aree protette dei mari italiani.

Sicilia. Stretto di Messina, le spadare, 1972. Folco Quilici © Fratelli Alinari

Una vita lavorativa coronata da numerosi prestigiosi riconoscimenti

Per l’insieme del suo impegno a Folco Quilici sono assegnati numerosi premi, tra i quali l’Internazionale per la Cultura del Mare e il Tridente d’Oro alla Carriera dall’Accademia delle Arti della Scienza Subacquea. Nel ’98 viene dichiarato “Great Master for creative excellence” dall’International PhotoContest. Recentemente il Premio Hemingway (2007) ha riconosciuto la sua validità di narratore con la parola e le immagini.

Un Archivio di oltre un milione di fotografie

Questa lunga carriera gli ha consentito di riunire e catalogare in un Archivio circa un milione di fotografie in bianco e nero e a colori che di anno in anno continua ad arricchirsi. Infatti la sua caccia all’immagine continua ad offrire aspetti inediti di grandi civiltà, ultime sopravvivenze di culture primitive e documenta la superstite ricchezza di tradizioni di lavoro e di festa, specie nelle comunità di pescatori e marinai.

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