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Le famose sedie di Harry Bertoia

SPECIAL / L’opera di Harry Bertoia

La ricerca sviluppata dal designer e scultore italiano, attraverso le fasi di una produzione eterogenea ma sempre caratterizzata da una perfetta integrazione di materiali, forme e tecniche di lavorazione

a cura di Redazione, il 23/07/2008

Nel loro insieme, le eterogenee esperienze artistiche di Harry Bertoia hanno contribuito alla costruzione di un corpus di opere dotato di bellezza e di una profonda ricerca sulle intime percezione umane. Tutte le sue produzioni devono essere considerate nell’eccellenza delle capacità artigianali con cui sono state realizzate, ma soprattutto nella sensibilità con cui esse rappresentano una perfetta integrazione di materiali, forme e tecniche di lavorazione.

L’incisione: una produzione indipendente ma parallela all’attività di scultore

Dal 1942 Harry Bertoia inizia a praticare l’arte dell’incisione, produzione che si sviluppa per tutto il corso della sua vita pur senza una precisa direzione, ma che assume un’importanza cruciale nella sua ricerca.
La produzione incisoria è indipendente ma contemporaneamente parallela alla sua attività di scultore, in quanto fonte d’inspirazione per nuove sculture in metallo. Spesso infatti il progetto di molte sue sculture è rintracciabile all’intero della sua stessa opera grafica, sebbene in alcuni casi ci sia una differenza temporale di oltre trent’anni tra l’incisione e la successiva scultura.
A testimonianza comunque dell’importanza di questa disciplina basti sottolineare che nel 1943 cento incisioni vennero vendute da Bertoia a Hilla Rebay, allora direttrice della Solomon R. Guggenheim, museo di pittura non oggettiva di New York. Diciannove di esse vennero poco dopo esposte in una mostra all’interno del museo.

Harry Bertoia: Spilla in argento con ebano e corallo, 1943. Foto Wright - Brian Franczyk 2007

Dai gioielli al design per la nota azienda americana Knoll

Un altro campo di ricerca di Harry Bertoia è quello della gioielleria, creazioni che nel corso degli anni, vennero ripetutamente esposte alla Nierendorf Gallery di New York.
Nel 1950 Harry Bertoia iniziò la collaborazione, per la progettazione di sedie per la nota azienda americana Knoll. L’esperienza fu una prosecuzione delle esperienze maturate negli anni precedenti in California con il celebre designer Charles Eames. Questa collaborazione con la Knoll gli permise di continuare ad approfondire i suoi studi sui materiali e sulle loro caratteristiche.

La sedia Diamond esposta accanto ai dipinti e alle sculture di Bertoia

La sua famosa sedia, frutto di questa collaborazione con l’azienda statunitense, è oramai da considerarsi uno dei capostipiti del design moderno.
Durante questi anni, Harry Bertoia non abbandonò mai la pratica artistica ed infatti a testimonianza di questa situazione, nel 1952, nello showroom di Knoll di New York, vennero presentate dieci variazioni della sua celebre sedia accanto a dieci dipinti e venticinque sculture di sua produzione. Era la prima volta che l’azienda dedicava ad un solo suo progettista quegli spazi.

Harry Bertoia con sue sculture, 1956. Foto John B. Willenbecher

La fine della collaborazione con la Knoll per dedicarsi alla scultura

Nel 1953 Bertoia prese la decisione di abbandonare la collaborazione con la Knoll per dedicarsi a tempo pieno alla scultura nel suo studio di Bally in Pennsylvania. Da quell’anno iniziò la realizzazione di imponenti opere scultoree da inserire in contesti architettonici in importanti sedi istituzionali.
Grandi opere di Bertoia sono visibili in varie università americane come quella del Massachusetts, New Jersey, Pennsylvania, West Virginia, New York e in moltissimi edifici pubblici.

Le potenzialità dei metalli studiate in relazione allo spazio, al colore, al movimento e al suono

Caratteristiche fondanti della sua ricerca artistica sono le attenzioni rivolte alle potenzialità e alle caratteristiche dei metalli con cui opera, costantemente relazionate allo spazio circostante, al colore, al movimento e alla dimensione del suono. Una ricerca estremamente sofisticata resa possibile da profonde competenze tecniche ed artigianali e da un’innegabile talento artistico.

L’evoluzione nella scultura fino alle opere dalle sembianze organiche

La lunga carriera prende avvio con le prime sculture degli anni quaranta, composizioni lineari, molto spesso prosecuzioni dei suoi precedenti disegni (line and platform) e da sculture sviluppate prevalentemente in due dimensioni, composte dall’assemblaggio di centinaia di piccole sagome di metallo (panels and screens).
Nel 1955 in occasione del lavoro commissionatogli dall’aeroporto Lambert Field di St. Louis, Bertoia introdusse l’elemento del colore in un dialogo costante con le dimensioni e le forme delle singole parti delle sue sculture. Realizzazioni quest’ultime che in parte anticiparono gli interessi sul movimento e sulle relazioni colore-forme e le relative opere di Alexander Calder.

Oreste e Arieto Bertoia in America, inizio degli anni 30

Successivamente la ricerca di Harry Bertoia s’indirizzò alla realizzazione di insiemi di sottili aste di metallo sospese da terra che apparivano come nuvole (wire and clouds) e alla creazione di sculture dalle sembianze organiche.

Le serie Dandelions, Pressure melting, Spill castings e Bundled wires

La sua evoluzione artistica continuò con la serie dei “Dandelions”, sculture-sfere composte da sottili fili che si radiavano da un centro. Opere di questo periodo vennero esposte nel padiglione americano in occasione dell’Expo di Bruxelles del 1958 assieme ad opere di Alexander Calder, Isamu Noguchi, M Callery e Jose de Rivera.
In seguito realizzò la serie “pressure melting” che traeva origine da processi lavorativi del campo della gioielleria, “spill castings” dove si combinava bronzo e rame, “Bundled wires” dove bastoncini di acciaio venivano combinati assieme creando forme simili a cespugli e salici.

Le sculture sonore: una fase della ricerca nata per caso

Un’importante fase del suo lavoro è quella delle sculture sonore sviluppate negli anni sessanta e nate casualmente quando nella lavorazione di un materiale si generò un suono che impressionò profondamente Harry Bertoia. Iniziò così, attraverso profondi studi sui materiali e sulle loro caratteristiche, la realizzazione di sculture che fossero in grado di generare suoni attraverso sollecitazioni esterne. Queste sculture composte da fili di rame fissati ortogonalmente ad una base di metallo, se toccati o sollecitati da forze naturali come il vento erano in grado di generare suoni.
Fra il 1968 e il 1969 utilizzando tali suoni vennero realizzati e registrati 11 album all’interno del progetto Sonambient.

Harry Bertoia, 1970. Foto di Clifford B. West

Con gli anni realizzò sculture-fontana per il Centro Civico di Philadelfia del 1967, per il Manufacturer’s and Traders Trust Company di Buffalo, e per la Marshall University, West Virginia.

Tra i musei che ospitano opere di Bertoia anche il Guggenheim e il MoMA di New York

Importante non trascurare che l’opera, il lavoro e il pensiero di Harry Bertoia si è costantemente alimentato ed arricchito del rapporto diretto con i principali artisti americani del suo tempo.
Musei che includono, all’interno delle loro collezioni, opere di Bertoia sono il Hirschhorn Museum di Washington, The Virginia Museum of Fine Arts di Richmond, il Solomon R. Guggenheim Museum e il Museum of Modern Art di New York.

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