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Aligi Sassu, Il grande caffè, 1936-39, olio su tela, cm 141x200

ALIGI SASSU: dal mito alla realtà

Curata da Giuseppe Bonini, Palazzo Reale ospita una mostra che analizza la stagione più ricca e significativa del grande artista milanese, quella degli Anni Trenta

a cura di Valentina Redditi, il 21/07/2008

“Quanto a me, ambirei di essere chiamato realista”: aveva scritto così l’artista nel 1936, rispondendo a un referendum curato da Lamberto Vitali per la rivista “Domus”. Fino al prossimo 7 settembre 2008 il Palazzo Reale di Milano ospita un’ampia rassegna che ripercorre, attraverso un’ottantina di dipinti di cui circa la metà provenienti dalla Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano, la stagione degli Anni Trenta, che per Aligi Sassu (Milano, 1912 – Pollensa, Maiorca 2000) rappresenta senza dubbio la stagione più ricca, sia dal punto di vista della sperimentazione linguistica, sia dal punto di vista della messa a fuoco dei soggetti, ai quali l’artista tornerà ciclicamente per tutta la vita.

Renato Guttuso su Aligi Sassu

Un viraggio che, come acutamente aveva colto Renato Guttuso, è anche una ripetuta oscillazione: conosce entusiastiche scoperte e meditati ritorni. “La questione essenziale per Sassu giovane era decidere la sua oscillazione tra mito e realtà, era vestire quei suoi uomini nudi”, aveva scritto infatti Guttuso nel 1959 (nella presentazione della personale di Sassu, alla Galleria delle Ore, a Milano).

«Tutto il periodo è dominato in Sassu da quella oscillazione, tra la spinta verso una generalizzazione atemporale e la necessità di parlare chiaro sulla vita e sulla realtà». Questa è la ragione per cui gli Uomini rossi poi «vestono i panni dei ciclisti, calzano le scarpette dei pugili, oziano vestiti in giacchetta e cravatta nei caffè milanesi o parigini». Per poi tornare, però, ad abbandonare gli abiti del tempo storico e affrontare, di nuovo nudi, battaglie fuori del tempo. Che non sono altro che il racconto della nostra quotidiana battaglia contro il nulla. Il nostro tentativo di scalfire l’eternità con la nostra presenza breve.

Aligi Sassu, Ciclisti, 1935, tempera su carta intelata, cm 86x72

Così Werner Spies:

«Durante gli anni trenta il mito rappresenta l’espressione simbolica delle illusioni e delle paure di un’intera generazione di giovani, che si affacciava alla vita nel difficile periodo tra due guerre mondiali».

Le parole di Vittorio Sgarbi:

«La mostra offre un osservatorio privilegiato per cogliere il viraggio dal mito alla realtà, dall’esigenza di ridurre la realtà a forma all’esigenza di dare una forma alla realtà».

A sedici anni Sassu già protagonista alla Biennale di Venezia

Sassu è stato un artista estremamente precoce. Scoperto da Marinetti, espone a soli sedici anni alla Biennale di Venezia, nella sala riservata ai Futuristi. Il dipinto I costruttori, del 1929, che apre la mostra, risente ancora della lettura futurista della realtà, per la sintesi rigorosa delle forme e la geometrizzazione spaziale che propone.

La saga degli “Uomini rossi”

Attraverso la splendida e composita saga degli “Uomini rossi” – rappresentata in mostra da un’accurata selezione di Argonauti, Suonatori, Cavalieri, Giocatori di dadi – che esibiscono nella loro gioiosa nudità il rifiuto del tempo storico, l’artista approda, verso la fine degli anni trenta, alla messa a punto di quel linguaggio realista che segnerà la sua adesione al movimento di Corrente: del quale è uno degli ispiratori e protagonisti.

“Il Grande Caffè” opera simbolo

Esito ideale di questa ricerca è Il Grande Caffè, iniziato nel 1936, ma portato a termine solo nel 1939, dopo la lunga interruzione dovuta all’arresto di Sassu, accusato di cospirazione. Il grande dipinto (141 x200 cm) è emblematico dell’approdo di Sassu a una scrittura del reale che rifiuta ormai sovrapposizioni formali.

Aligi Sassu, Pugilatore, 1930, olio e tempera su cartone, cm 56x49

Il realismo di Sassu

“Quanto a me, ambirei di essere chiamato realista”: aveva scritto l’artista nel 1936, rispondendo a un referendum curato da Lamberto Vitali per la rivista “Domus”. Anche se il realismo di Sassu non si riduce mai a cronaca del vero e tenta spesso le strade del “racconto di una possibilità esemplare”. Come accade nella splendida Sortita dei cavalieri veneti a Famagosta, del 1940, il grande dipinto che chiude la mostra, dove un episodio del 1571 (la battaglia davanti alla città cipriota di Famagosta, dominio di Venezia, stretta d’assedio dai turchi) diventa pretesto per una battaglia che l’artista vorrebbe contro i tiranni del suo tempo.

Le conclusioni di Spies

«Nell’attuale situazione postmoderna, accanto a Fetting, Paladino, Salomé e Cucchi, i dipinti di Sassu, proprio come quelli dei suoi amici di Corrente, costituiscono un modello inconfessato». Così Spies, sottolineando appassionatamente l’attualità della ricerca di Sassu, conclude il suo testo.

Perchè in mostra solo la pittura di Sassu

La scelta di circoscrivere l’esposizione alla pittura – Sassu fu anche un validissimo scultore, autore di numerose opere monumentali, come fu ceramista, illustratore, scenografo – risponde alla volontà di esplorare proprio l’evoluzione del linguaggio dell’artista, dalle forme del mito a quelle della realtà. Evoluzione che trova nella pittura le sue pagine più indicative.

In mostra sono ordinati un’ottantina di dipinti provenienti da collezioni private, italiane e straniere. Il nucleo più consistente, quasi quaranta dipinti, proviene dalla Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano, che conserva un corpus di oltre trecentocinquanta opere di Sassu.

Chi promuove l’iniziativa

L’evento è presentato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e realizzato in collaborazione con la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano e lo Studio-Archivio Sassu di Milano.

Scheda tecnica

  • “Aligi Sassu: dal mito alla realtà. Dipinti degli Anni Trenta”
    fino al 7 settembre 2008
  • Curatore:
    Giuseppe Bonini
  • Palazzo Reale
    Milano, Piazza Duomo 12
  • Orario di apertura:
    mar-mer-ven-sab-dom , ore 9.30-19.30; gio 9.30-22.30; lun, ore 14.30-19.30 (il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura)
  • Biglietti:
    Intero € 9; ridotto € 7; ridotto speciale € 4,50; scuole – bambini fino a 5 anni gratuito, da 6 a 14 ridotto (il biglietto comprende l’ingresso alla mostra Corrente: le parole della vita)
  • Organizzatore:
    Torcular, Milano
    torcular@torcular.it
  • Catalogo:
    Skira, con testi critici di Giulio Carlo Argan, Giuseppe Bonini, Fabio Magalhaes, Vittorio Sgarbi, Werner Spies
  • Info:
    Sito Web della mostra

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