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“Solennità in San Pietro”, 1936, olio su tela, cm 142x172

SPECIAL / Le rivincite di Michele Cascella

Alla vigilia della mostra che ne ripercorre l’intera carriera, Vittorio Sgarbi e il gallerista ed editore Paolo Cimatti spiegano perché il tempo ha dato ragione ad un maestro spesso sottovalutato dalla critica

a cura di Angelo Pinti, il 09/07/2008

“Cascella: la gioia di vivere”, che inaugura sabato 12 luglio al Museo Michetti di Francavilla a Mare, è una mostra che rivendica la legittimità di una certa concezione dell’arte e della pittura che una parte influente della critica vorrebbe da sempre mandare fuori corso. Una concezione che ebbe in Michele Cascella uno dei massimi esponenti, probabilmente il più amato dal pubblico. Vittorio Sgarbi, curatore dell’esposizione, spiega perché il tempo ha dato ragione all’artista nato ad Ortona a Mare nel 1892, a dispetto delle posizioni arroganti ed elitarie di chi ama pensare che l’arte sia un “gioco” per pochi.

L’arte intenzionalmente semplice che il tempo non ha spazzato via

“Presso la foce”, 1935 circa, olio su tela, cm 892,5x122

Così il critico ferrarese: «Vituperato in vita perché troppo indulgente nei confronti della popolarità, perché troppo “commerciale”, come si diceva allora, Cascella si prende ora le sue rivincite. Diciannove anni dalla morte sarebbero bastati a spazzarlo via non solo dalla memoria dei critici, ma anche del grande pubblico. E invece, eccolo ancora fra noi, eccoci ancora ad occuparci di lui. Della sua arte intenzionalmente semplice, votata a individuare un’idea istintiva del bello, di quanto più larga condivisione possibile, quasi francescana nel concepire il senso della natura, un “sermo communis” per il quale una marina è sempre una marina e un fiore un fiore.»

Capì cos’era la pittura quando imparò a dipingere l’aria

Gallerista ed editore grafico del pittore abruzzese, Pier Paolo Cimatti svela un “segreto” dell’arte di Cascella: «Quando Michele Cascella decise di diventare artista, il padre Basilio, mostrandogli colori e pennelli, gli disse che avrebbe imparato cos’è la pittura il giorno in cui sarebbe stato capace di dipingere l’aria. Michele non se lo dimenticò mai, cercò sempre di raggiungere quell’obbiettivo. Quando ci riuscì, da buon individualista, non lo disse a nessuno. Gli bastava la sua soddisfazione, intima, mai esibita. Io continuo a occuparmi di Michele Cascella perché se ne possano accorgere tutti, finalmente.»

Michele Cascella: cenni biografici di un maestro figurativo

“Zinnie”, 1938, tempera su carta, cm 74x110

Cascella nasce il 7 settembre 1892 ad Ortona a Mare (Ch). Viene introdotto all’arte dal padre Basilio, capostipite di una famiglia che conterà, nel corso del Novecento, numerosi esponenti artistici. Col fratello Tommaso, esordisce in una mostra alla “Famiglia Artistica” di Milano, nel 1907, dimostrando subito uno spiccato talento di colorista. Nel 1909, sempre con Tommaso, espone per la prima volta a Parigi, aggiornandosi agli sviluppi del Post-Impressionismo. Nel 1910 è tornato a Milano, dove frequenta Marinetti, Boccioni e Margherita Sarfatti, seguendo con interesse gli sviluppi del Divisionismo.

La mai smentita vocazione colorista

Fra il 1915 e il 1918 partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Dopo il ritorno dal fronte, mostra una maggiore attenzione per la regolarità della composizione e per l’incidenza del disegno, fra rétour à l’ordre e Primitivismo in chiave di modernismo nazionale, senza comunque smentire la preponderante vocazione colorista. Nel 1924 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove sarebbe tornato in tutte le successive edizioni fino al 1942, quando avrebbe avuto in dedica una sala personale.

L’introduzione del soggetto cittadino e le mostre a Parigi, Londra e Bruxelles

“By Bridge San Francisco”, 1964, olio su tela, cm 76x126

Nel 1925, presentato da Carlo Carrà, espone con successo alla Galleria Pesaro di Milano, affermandosi come uno dei maggiori paesaggisti italiani del momento. Fra il 1931 e il 1933 espone a Parigi, Londra, Bruxelles, aggiungendo il soggetto cittadino al repertorio più tradizionale, ispirato alla natura abruzzese. Dal 1933 è illustratore paesaggista de “Il Corriere della Sera”. Nel 1937 partecipa alla Quadriennale di Roma e ottiene una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi. È da questo periodo che Portofino diventa il suo luogo prediletto, del quale riproduce gli scorci più suggestivi in un numero sterminato di varianti. Nel 1938 esordisce come scenografo alla Scala.

L’ostilità della critica italiana dopo il 1945 e il successo internazionale

Dopo il 1945, le mutate condizioni del dibattito critico in Italia, ostile a un certo tipo di figurazione, lo invogliano a incrementare i rapporti con l’estero, in particolare col Sud America, con la California (espone a Los Angeles nel 1948) e con Parigi. Nel 1954 la sua opera viene celebrata, a Lugano, dalla prima retrospettiva a lui dedicata. Fra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta si muove fra gli Stati Uniti, Parigi, Portofino e l’Abruzzo, conseguendo rinnovati successi con le frequenti mostre che segue in ogni parte del mondo.
L’ultima stagione artistica di Cascella é caratterizzata da un numero considerevole di riconoscimenti ufficiali e di esposizioni antologiche (Milano, 1981; Ferrara, 1982-83; Roma, 1985), a cui corrisponde una recuperata freschezza espressiva del maestro, neo-impressionista, di vigore quasi giovanile.
Michela Cascella muore a Milano il 29 agosto 1989.

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