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SPECIAL / Il percorso espositivo di Terre d’Arno

La rassegna di Seravezza vuol essere un ideale viaggio tra gli spazi che avvolgono il principale fiume della regione, immagini e modelli di ideazione storica rivisitati attraverso la sensibilità artistica

a cura di Redazione, il 04/07/2008

Luogo simbolo delle trasformazioni culturali sulle sue direttrici principali, quella pisana e quella fiorentina, il patrimonio delle terre d’Arno è un patrimonio grandioso, stratificato storicamente in una memoria collettiva diffusa, che comunica ancora, con forza, l’intreccio appassionante di vicende secolari di uomini.

Il fascino del fiume che ha ispirato artisti e paesaggisti da tutta Europa

Ancor prima che gli uomini e i popoli che abitano lungo il suo corso, il fascino del fiume dal sussurrare continuo delle acque correnti (Aldous Huxley) ispira artisti e paesaggisti provenienti da ogni parte d’Europa.

La pittura di paesaggio e la scena di genere nel tardo Seicento

Ulvi Liegi (Luigi Levi), “Il Ponte Vecchio”, 1910 - 1915 c., olio su cartone, cm. 34,7x49,9. Collezione privata

Nel vivace clima culturale di fine Seicento si comincia ad apprezzare la pittura di paesaggio e la scena di genere, Pandolfo Reschi polacco di Danzica venuto a Firenze nella seconda metà degli anni ’60 dipinge grandi tele come la “Veduta dell’Arno alle Cascine” in cui l’esattezza ottica e la ricchezza descrittiva richiamano le vedute fiorentine del Van Wittel, vero fondatore del vedutismo in Italia.

Con “Veduta di Firenze dal Pignone” del 1694 Gaspar Van Wittel ci restituisce un immagine del fiume e della città reale, quotidiana, colma di serenità e di freschezza vitale, i punti di vista scelti per i suoi quadri sono quelli ormai conclamati dalla tradizione della grafica fiorentina.
L’Arno viene riscoperto dopo essere stato ignorato dagli artisti dell’epoca precedente che privilegiano le vedute di rovine archeologiche del periodo romano.
Le opere di Pandolfo Reschi, Gaspar Van Wittel, Filippo Napoletano, Thomas Pach, Gabriele Gherardi, sono rappresentazioni di luoghi precisi, con i loro edifici ancora oggi rintracciabili e visibili nel tessuto urbano delle città toscane, rese con una rigorosa costruzione prospettica.

Vita e lavoro sull’Arno nelle opere di alcuni dei più grandi artisti di fine ‘800

Solo nella seconda metà dell’Ottocento la tematica di vita e di lavoro sull’Arno diventa dominante nell’opera di alcuni tra i più grandi artisti dell’epoca, esponenti di spicco di importanti movimenti culturali. Opere quali “I renaioli sull’Arno” di Stanislao Pointeau, “Bilancia a Bocca d’Arno” di Niccolò Cannicci, “La pesca” di Egisto Ferroni, “Accampamento di zingari sull’Arno” di Giovanni Fattori, rendono con straordinario realismo un’importante testimonianza dell’epica di un mondo contadino ormai scomparso, quadri dove troviamo barcaioli, renaioli, tiratori di alzaie, tintori, protagonisti di lavori umili e faticosi ai quali ancora appartiene il fiume che conserva il proprio fascino già velato di una densità espressiva anacronistica.

I Macchiaioli e le Terre d’Arno come paesaggi dell’anima

Silvio Pucci, “Terzolle”, 1935 c., olio su tela, cm. 80x90. Collezione privata

Al movimento macchiaiolo si deve anche la visione delle Terre d’Arno come paesaggi dell’anima, luoghi d’elezione nelle pitture di Lorenzo Gelati, Giuseppe Abbati, Telemaco Signorini e Nino Costa, che crea una vera e propria enclave artistica nel rifugio di Bocca d’Arno, lembo di terra continuamente riproposto e studiato dal pittore romano.

La produzione del '900, fino alle soglie della seconda guerra mondiale

Di forte suggestione anche la produzione della prima metà del Novecento, dove artisti come Benvenuto Benvenuti (“La barca rossa”), Spartaco Carlini (“Fosso dei Navicelli”), Lorenzo Viani (“Uomo sul ponte”), Ulvi Liegi (“Il ponte vecchio”), Silvio Pucci (“Terzolle”), reinterpretano il paesaggio dell’Arno con tratti di grande modernità.
Sul comune sfondo di suggestivi scorci fluviali ritroviamo nelle sale di Palazzo Mediceo le tele di Sineo Gimignani, Arturo Checchi, Achille Lega, Guido Spadolini, che ci accompagnano fino alle soglie del secondo conflitto mondiale quando il fiume con i suoi ponti minati e distrutti dalle truppe d’occupazione tornerà ad essere una delle immagini simbolo della guerra.

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