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Lucio Fontana, Settimo Giorno, 1962. © estate Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati

Mulas, Ugo

a cura di Redazione, il 20/06/2008

Ugo Mulas (Pozzolengo, Brescia 1928 – Milano 1973) è una delle figure più importanti della fotografia internazionale del secondo dopoguerra. La sua formazione di autodidatta si compie a contatto con l’ambiente artistico e culturale milanese che nei primi anni cinquanta si ritrova al Bar Jamaica.

Il debutto nel fotogiornalismo e la collaborazione al Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler

Dopo il debutto nel fotogiornalismo (1954) Mulas si impone rapidamente nei più diversi campi della fotografia professionale: contribuisce al rinnovamento dell’immagine di moda e di pubblicità, d’architettura e industriale, pubblicando in numerose riviste come “Settimo Giorno”, “Rivista Pirelli”, “Novità”, “Domus”, “Vogue” e “Du”. In quegli anni il fotografo realizza una serie di reportage in Europa con Giorgio Zampa per “L’illustrazione italiana” e lavora con il Piccolo Teatro di Milano, sviluppando una collaborazione artistica con Giorgio Strehler.

L’attenzione al mondo dell’arte. Le Biennali di Venezia dal 1954 al 1972

Alik Cavaliere osserva una scultura di David Smith. XXIX Esposizione Biennale Internazionale d’Arte, 1958. © estate Ugo Mulas Tutti i diritti riservati

Negli anni l’attenzione al mondo dell’arte diventa il principale progetto personale del fotografo. Mulas fotografa le edizioni della Biennale di Venezia dal 1954 al 1972 e intraprende un’intensa collaborazione con gli artisti. Nel 1962 documenta la mostra Sculture nella città a Spoleto dove si lega soprattutto agli scultori americani David Smith e Alexander Calder. Mulas alterna i ritratti e le immagini degli artisti al lavoro - come nelle celebri serie di Alberto Burri (1963) e di Lucio Fontana (1965) - e coglie gli aspetti mondani, illustrando le gallerie e le case dei collezionisti. Di questo periodo è anche la serie dedicata a Ossi di Seppia di Eugenio Montale (1962-1965).

Gli incontri americani con Rauschenberg e Warhol

Dopo la rivelazione della Pop Art alla Biennale del 1964 Mulas decide di partire per gli Stati Uniti (1964-1967) dove realizza il suo più importante reportage con il libro New York arte e persone (1967). Gli incontri con Rauschenberg, Warhol e la scoperta della fotografia americana del New documents portano alle nuove ricerche della fine degli anni sessanta che superano la tradizione del reportage classico. I grandi formati, le proiezioni, le solarizzazioni, l’uso dell’iconografia del provino, sono elementi che Mulas recupera dalla pratica quotidiana del suo fare e dalle sperimentazioni pop.

Le collaborazioni agli eventi, i libri, i cataloghi, le scenografie

Edie Sedgwick e Andy Warhol. New York, 1964. © estate Ugo Mulas Tutti i diritti riservati

In questi anni collabora alla documentazione di eventi artistici quali Campo Urbano (Como, 1969), Amore Mio (Montepulciano, 1970), Vitalità del Negativo (Roma, 1970) e il decimo anniversario del Nouveau Réalisme (Milano, 1970), con libri e cataloghi che sperimentano nuove soluzioni grafiche e concettuali. Mulas realizza anche la cartella fotografica su Duchamp (1970) e il progetto di un Archivio per Milano (1969-70) e collabora con il regista teatrale Virginio Puecher per le scenografie del Wozzeck di Alban Berg e il Giro di vite di Benjamin Britten (1969).

Con le “Verifiche” la sinterizzazione del suo rapporto con l’arte

La crisi del reportage, la ricerca di un nuova significazione per il linguaggio fotografico, ormai superato dal mezzo televisivo, porta Mulas ad uno straordinario lavoro di riflessione storico-critica sulla fotografia. Sono gli anni che vedono la nascita del progetto delle Verifiche (1968-1972), una serie che sintetizza in tredici opere fotografiche l’esperienza di Mulas e il suo dialogo continuo con il mondo dell’arte.

Le Verifiche sono l’ultima opera del fotografo che proprio in quel periodo si ammala gravemente. Questa serie si impone nel panorama internazionale per la radicalità dell’analisi e il rigore formale: una delle opere più significative del periodo che preannuncia l’attuale equilibrio tra arte e fotografia.

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