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Balthus, “Passage du commerce St André”, 1952-54, Olio su tela, cm 294 x 330 cm, collezione pri-vata

BALTHUS. (100e anniversaire)

Nel centenario della nascita, a Martigny (Svizzera) una grande rassegna che rende omaggio al maestro del Novecento con opere rappresentative di tutta la sua produzione

a cura di Valentina Redditi, il 14/06/2008

«Il modo migliore di cominciare è dire: Balthus è un pittore di cui non si sa nulla. E ora guardiamoci i dipinti». Questa è la risposta che Balthus diede quarant’anni fa alla Tate Gallery che organizzava una sua retrospettiva e voleva un testo di presentazione.
La prossima mostra della Fondation Pierre Gianadda a Martigny, “Balthus (100e anniversaire)” (apertura al pubblico da martedì 17 giugno), curata da Jean Clair e Dominique Radrizzani, concentra a Martigny (Svizzera) i capolavori dell’artista.

I numerosi anniversari che coincidono con l’esposizione

Molti anniversari si affollano attorno a questo avvenimento: il centenario della nascita innanzitutto, ma anche il venticinquesimo della sua riscoperta in occasione della grande retrospettiva del Centre national d’art de culture Georges Pompidou nel 1983, e, ancora, il trentennale dell’inaugurazione della Fondation Pierre Gianadda il 19 novembre 1978.

Balthus e la Svizzera: una frequentazione non occasionale

Balthus, “Thérèse rêvant”, 1938, Huile sur toile, 150 x 130 cm, the Metropolitan Museum of Art, Jacques and Natasha Gelman Collection, 1998

Balthus ebbe un rapporto stretto con la Svizzera, del quale ha detto: «ci ho vissuto così tanto tempo che credo di essere svizzero. È durante la prima guerra mondiale che ho scoperto questo Paese. Avrei tante cose da raccontare… La Svizzera ha giocato un ruolo importante nella mia giovinezza e, poi, ci torno spesso, quasi come per caso…»
Non è la prima volta che Balthus diventa vallesano. Tutto ha inizio proprio nel Canton Vallese, vicino a Sierre, dove, ogni anno, il poeta tedesco Rainer Maria Rilke (con cui la madre intrattiene una relazione amorosa) invita madre e figli a venire a distrarsi nel suo castello di Muzot, dove scriverà la prefazione del libro “Mitsou” del giovanissimo Balthus (disegnato a 11 anni e pubblicato a 13). Anche la sua prima opera pittorica conosciuta “Paysage (Muzot)”, dipinto nel 1922 a 15 anni, è un documento della sua presenza nel Canton Vallese.

Balthus si dedicò alla figurazione per esplorarne i complicati segreti

Spesso controcorrente e a distanza dalle avanguardie, Balthus sviluppa presto nel segreto del suo atelier parigino uno stile unico e misterioso, che si riallaccia alla pittura del Quattrocento italiano (in particolare Piero della Francesca) e prolunga la grande tradizione francese (Poussin, Ingres, Courbet). Come Alberto Giacometti, a cui egli si accosta e che diventerà il suo miglior amico, Bal-thus diffida del Surrealismo per aggrapparsi alla figurazione ed esplorarne i complicati segreti, senza esitare a guardare alla lezione allora denigrata, perché ritenuta troppo conservatrice, di André Derain.

Tutti i temi e i periodi dell’artista sono documentati nella mostra

Balthus, “Le Chat de la Méditerranée”, 1949, Olio su tela, cm 127 x 185, Collezione privata, © Jacques Biolley

La retrospettiva invita a percorrere tutti i periodi e i temi di Balthus: ritratti, paesaggi, senza dimenticare le giovani ninfe languide che costituiscono la componente maggiore del «mistero Balthus».
La mostra confronta i due mitici paesaggi urbani “La Rue” del 1933 (entrata al Museum of Modern Art de New York quando l’artista era ancora in vita) qui esposta per la prima volta in Svizzera e “Le Passage du Commerce-Saint-André”, realizzato vent’anni dopo: due archetipi dello spettacolo della città, due icone della strada che, raccontando in un modo strano il teatro della vita, iscrivono Balthus nella «grande tradizione della pittura per la quale la tela è uno spazio geometrico da riempire» (Antonin Artaud).

L’essere umano «spogliato della sua spessa crosta di vile ipocrisia»

Nel 1933 “La Toilette de Cathy” è nata da un progetto di illustrazione di “Les Hauts de Hurlevent” di Emily Bronte. Vicino ad Antonin Artaud e al suo «Théâtre de la cruauté» – Balthus realizza le scene e i costumi della famosa rappresentazione dei “Cenci” –, il suo progetto riflette una profon-da rivolta interiore e contiene in germe tutto un sistema estetico: «Io voglio – scrive – mettervi molte cose, la tenerezza, la nostalgia infantile, il sogno, l’amore, la morte, la crudeltà, il crimine, la violenza, il grido di odio, il ruggito e le lacrime! Tutto questo, tutto ciò che è celato nel fondo di noi stessi, un’immagine di tutti gli elementi essenziali dell’essere umano spogliato della sua spessa crosta di vile ipocrisia! Un dipinto sintetico dell’uomo come sarebbe se sapesse ancora essere grande».

I quadri aventi per soggetto il gatto, animale feticcio di Balthus

Balthus, “Le roi des chats”, 1935, Olio su tela, cm 78 x 49.5, Musée Jenisch, Vevey (deposito della Fondation Balthus)

Da “Mitsou” (1919) al “Chat de la Méditerranée” passando per “Thérèse rêvant”, “Le Salon II” o “Les Poissons rouges”, il gatto abita l’universo di Balthus. È il suo animale feticcio. Cavalcando il mistero, l’ironia e il distacco, Balthus rappresenta se stesso nel “Roi des chats” (1935) e, in una lettera della sua “Correspondance amoureuse” perfettamente contemporanea all’esecuzione del celeberrimo autoritratto, dichiara: «Viva i Gatti! E restiamo sul nostro muro e guardiamo con la nostra ironia sprezzante e altera gli uomini che si agitano come dementi e che si gestiscono malamente.» Una quindicina di anni dopo, il gustoso (e gustato) “Chat de la Méditerranée” è ancora un autoritratto.

Accanto a un percorso antologico del genio pittorico di Balthus, una sala intera svela poi gli straor-dinari disegni, decisamente intensi e carichi di sensualità.

Opere dalle più grandi collezioni pubbliche e private d’Europa e degli Usa

La retrospettiva della Fondation Pierre Gianadda riunisce i principali capolavori di Balthus, provenienti dalle più grandi collezioni pubbliche e private d’Europa e degli Stati Uniti (in particolare: Musée de Picardie, Amiens; Kunstmuseum, Berna; Scottish National Gallery of Modern Art, Edimburgo; Tate Gallery, Liverpool; Metropolitan Museum, New York; The Museum of Modern Art, New York; Musée national d’Art moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi; Musée Jenisch, Vevey; Hirschhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, Washington), ma anche dal Grand Chalet e dalle collezioni della famiglia dell’artista.

Nel catalogo a colori riprodotti tutti i dipinti in mostra

Il catalogo, curato, come la mostra, da Jean Clair e Dominique Radrizzani, riproduce a colori tutte le opere esposte e comprende testi di diversi autori, che affrontano i vari aspetti dell’opera di Balthus: Jean Clair, Robert Kopp, Raymond Mason, Dominique Radrizzani, Jean Starobinski, Camille Viéville.

    Scheda Tecnica

  • “Balthus (100e anniversaire)”
    dal 17 giugno al 23 novembre 2008
    Inaugurazione: lunedì 16 giugno, ore 18
  • Curatori:
    Jean Clair, Dominique Radrizzani
  • Fondation Pierre Gianadda
    Rue du Forum 59 - 1920 Martigny (Svizzera)
  • Orario di apertura:
    Tutti i giorni, ore 9-19
  • Biglietti:
    Intero Fr 18 / € 12; ridotto terza età Fr 16 / € 11; ridotto famiglie Fr 38 / € 25,50; ridotto bambini oltre 10 anni e studenti Fr 11 / € 7,50
    Il biglietto consente di visitare anche: la Collezione Franck, il Parco delle sculture, il Museo gallo-romano, il Museo dell’automobile, la mostra permanente “Leonardo da Vinci, inventore”
  • Catalogo:
    Fr 45 (circa € 30)
  • Info:
    Tel. (+41) 27 722 39 78
    In Italia: (+39) 031 269393
    Fondation Pierre Gianadda
    Come arrivare: per chi giunge a Martigny in auto dall’Italia attraverso il tunnel del Gran San Ber-nardo il pedaggio di ritorno in Italia, dietro presentazione della ricevuta di andata e di un biglietto di ingresso alla Fondation Gianadda, è gratuito.
    Offerta speciale Ferrovie Svizzere «RailAway»: 20% di sconto sul viaggio in treno, il trasferimento e l’ingresso alla Fondation Pierre Gianadda.

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