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Pietà di San Remigio (particolare), Giottino - Galleria degli Uffizi, Firenze

L’EREDITÁ DI GIOTTO

“L'arte a Firenze, 1340-1375”. Alla Galleria degli Uffizi una mostra che ripercorre aspetti affascinanti della pittura del Trecento fiorentino, da Giotto alle botteghe dei Gaddi, degli Orcagna, di Maso di Banco

a cura di Redazione, il 07/06/2008

Continua la primavera fiorentina delle mostre nei musei del Polo Museale, con un altro grande appuntamento espositivo dal titolo “L’eredità di Giotto. L'arte a Firenze, 1340 – 1375”. L’evento, che si aprirà alla Galleria degli Uffizi il prossimo 10 giugno 2008, rivela aspetti affascinanti della pittura del Trecento fiorentino che fu, sì, inaugurata e a lungo dominata da Giotto, ma che, scomparso il maestro, usò (e tradì) la sua eredità artistica per diversificarsi nelle grandi botteghe dei Gaddi, degli Orcagna, di Maso di Banco.
Per le grandi mostre di Firenze 2008 leggi anche: “I grandi bronzi del Battistero. L’arte di Vincenzo Danti discepolo di Michelangelo”, aperta al Museo Nazionale del Bargello fino al prossimo 7 settembre

Gli obbiettivi della mostra

L’obbiettivo di questa mostra è quello di documentare, attraverso gli esemplari qualitativamente più alti, gli sviluppi dell’arte fiorentina in questo periodo, che certamente è meno noto al pubblico più vasto. Le opere esposte illustrano anche la varietà dei committenti e la diversità delle tipologie morfologiche, ma soprattutto le tendenze della pittura, il notevole livello qualitativo raggiunto dagli scultori fiorentini sulla scia della forte personalità di Andrea Orcagna, i fermenti neogiotteschi che sembrano prevalere nella miniatura dell’ epoca e i vertici di raffinatezza raggiunti nell’ oreficeria sacra.

Polittico Peruzzi (Cristo benedicente, San Francesco, San Giovanni Battista, la Vergine e san Giovanni evangelista), Giotto

Giotto, artista assoluto che orientò la pittura del Trecento

L’8 gennaio 1336 (stile moderno = 1337) moriva a Firenze Giotto di Bondone, l’artista al quale già i contemporanei attribuivano il merito di un completo rinnovamento della visione artistica dell’epoca. Anche gli studiosi dei nostri giorni concordano nell’ assegnare al grande patriarca dell’arte fiorentina un ruolo di assoluta preminenza nell’orientare i caratteri fondamentali della pittura in quello che il grande storico dell’arte Roberto Longhi definì “il più gran secolo dell’ arte italiana”.

“Di giotteschi nel Trecento non vi fu che Giotto stesso”

Ancora oggi, soprattutto in sede divulgativa, gli esemplari di pittura trecentesca diffusi capillarmente nelle più lontane contrade della penisola, sia su tavola che ad affresco, sono sovente etichettati come di ‘scuola giottesca’. Eppure si deve allo stesso illustre critico la formulazione di un paradosso di straordinaria intelligenza critica, oltretutto sostanzialmente vero, secondo il quale “di giotteschi nel Trecento non vi fu che Giotto stesso”. L’ affermazione della dirompente e rivoluzionaria visione giottesca fu accolta sulla scena artistica fiorentina tra la fine del Duecento e l’inizio del secolo seguente in maniera assai articolata e stimolante. Il primo quarto del secolo è ritenuto dagli storici dell’ arte - non soltanto in ambito fiorentino ma più in generale per tutta l’ arte italiana -, una fase storica di eccezionale vitalità creativa.

Il dopo Giotto dominato dall’arte accademica dei fratelli Orcagna

Il periodo successivo alla scomparsa del grande caposcuola è stato invece interpretato per lungo tempo come un‘epoca di ineluttabile decadenza, dominata dall’arte ‘glaciale’ e accademica dei fratelli Orcagna, una decadenza che poi sarà sancita in maniera straordinariamente terribile e simbolica ad un tempo dalla Peste Nera del 1348. Secondo l’interpretazione critica tradizionale, invalsa poi per lungo tempo, l’arte fiorentina della seconda metà del Trecento avrebbe presentato solo pochi motivi d’interesse, in attesa di un faticoso e modesto “risveglio” registratosi nell’ ultimo quarto del secolo, all’insegna in primo luogo di un rigido recupero di temi iconografici e formali di fonte giottesca.

Due santi, Giotto (attr.) - Collezione Cini, Venezia

In epoca più recente quest’assunto storiografico è stato sensibilmente mutato da una serie di interventi critici, tutti volti a recuperare la varietà e vitalità creativa dell’articolato contesto artistico fiorentino dopo la morte di Giotto.

I diretti seguaci di Giotto: Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Maso di Banco e altri ancora

In quest’ultimo si trovarono ad operare le personalità artistiche che i critici ritengono da sempre seguaci diretti del pittore (Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Maso di Banco), insieme ad altri artisti formatisi anch’ essi nel primo Trecento che riuscirono tuttavia a mantenere una relativa autonomia dal caposcuola (il cosiddetto Maestro di Figline, Lippo di Benivieni, il Maestro delle Immagini Domenicane).

La misteriosa figura di Stefano, nipote di Giotto

Recenti ipotesi critiche (Boskovits) hanno fornito nuovi contributi alle indagini intorno alla ricostruzione dell’affascinante e per molti versi ancora misteriosa figura di Stefano, con ogni probabilità nipote di Giotto, in quanto figlio di una sua figlia, Caterina, che andò in sposa ad un altro pittore fiorentino noto soltanto attraverso le menzioni documentarie, Ricco di Lapo.

Giotto di maestro Stefano, detto Giottino

Si tratta del pittore fiorentino cui spetta, secondo il Vasari, il merito di aver avviato la terza tendenza della pittura fiorentina trecentesca, quella del “dipingere dolcissimo e tanto unito”, che sarà adottata e portata poi a livelli eccelsi da suo figlio, Giotto di maestro Stefano, detto Giottino, lodatissimo dallo storico aretino. In ambito assai prossimo a Stefano sembra muoversi anche il cosiddetto Maestro di San Lucchese, un’ artista fiorentino al centro dell’ interesse della critica in anni recenti, che sembrerebbe proporre una sorta di ponte ideale con la cultura di stretta ascendenza orcagnesca.

Decapitazione di san Giovanni Battista, Antonio Veneziano - Museo dell’Opera del Duomo, Firenze

Andrea e Nardo di Cione

Nella prima metà degli anni quaranta prende avvio anche l’ attività dei due più celebri fratelli Orcagna, Andrea e Nardo di Cione, entrambi artisti di notevole levatura, in maniera particolare il primo, oltre che pittore, scultore e architetto. A lui spetta il merito di aver promosso il primo e più antico recupero dei temi formali giotteschi, in netto anticipo sulla più complessa e articolata tendenza neogiottesca che si sviluppò in maniera trasversale in ampi settori della pittura fiorentina dell’ ultimo quarto del secolo.

La figura chiave di Giottino, tra i più grandi pittori del Trecento

In questo quadro, a cavallo della metà del secolo o poco dopo, dovette giocare un ruolo chiave la figura di Giottino, in assoluto uno dei più grandi artisti italiani del Trecento, come indicato nel fondamentale e appassionato saggio di Carlo Volpe (Il lungo percorso del “dipingere dolcissimo e tanto unito”, 1983), che certamente dovette giovarsi anche degli apporti provenienti da un ‘forestiero’ del calibro di Giovanni da Milano.

L’importanza di Antonio Veneziano e Agnolo Gaddi

Tuttavia, non meno interessante appare l’ arte fiorentina degli anni intorno al 1370, che sembra sospesa tra il tema sempre più presente del recupero della cultura giottesca, la riproposizione - questa davvero ripetitiva e ‘accademica’ - delle istanze orcagnesche e le iniziali aperture verso il linguaggio tardogotico. In questo periodo di passaggio appare fondamentale l’ apporto di due artisti di primissimo piano quali Antonio Veneziano, per il versante neogiottesco, e Agnolo Gaddi per le precoci aperture verso la costituzione di un linguaggio tardogotico di marca fiorentina.

Il Comitato scientifico della mostra

Questi i nomi del prestigioso comitato scientifico della mostra “L’eredità di Giotto. L’arte a Firenze tra il 1340 e il 1375”, Cristina Acidini, Luciano Bellosi, Miklòs Boskovits, Everett Fahy, Franca Falletti, Mina Gregori, Michel Laclotte, Antonio Natali, Daniela Parenti, Bruno Santi, Angelo Tartuferi.

SchedaTecnica

  • “L’eredità di Giotto. L’arte a Firenze tra il 1340 e il 1375”
    dal 10 giugno al 2 novembre 2008
  • Curatore:
    Angelo Tartuferi
  • Galleria degli Uffizi
    Firenze
  • Ideazione e progettazione della mostra:
    Angelo Tartuferi
  • Direzione della mostra:
    Antonio Natali, Angelo Tartuferi
  • Enti promotori:
    Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze; Galleria degli Uffizi; Firenze Musei; Ente Cassa di Risparmio di Firenze
  • Catalogo:
    Giunti Editore, a cura di Angelo Tartuferi
  • Info:
    Firenze 2008
    Polo Museale Fiorentino / Galleria degli Uffizi

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