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Kris Martin, Idiot III, 2006, Legno, foglio di carta, h 64 cm, Courtesy Sies + Höke, Düsseldorf. Photo: Achim Kukulies, Düsseldorf

SPECIAL / Inter pares: gli ambienti della mostra

L’allestimento della personale di Kris Martin alla GAMeC si articola in tre sale, altrettante tappe di un viaggio interiore che tocca il bisogno umano di conoscenza

a cura di Redazione, il 28/05/2008

I tre ambienti che costituiscono la mostra di Kris Martin concepita appositamente per la GAMeC di Bergamo (apertura al pubblico da venerdì 30 maggio) sono altrettante tappe di un viaggio interiore che tocca il bisogno umano di conoscenza e il senso di frustrazione che ad esso si accompagna, la speranza e il mistero, la compassione e la percezione di un destino comune.

Prima sala: sculture della serie Idiot: “Idiot III” (2006) e “Idiot V” (2007)

Nella prima sala troviamo due sculture della serie Idiot: Idiot III del 2006 e Idiot V del 2007. In entrambi i casi simboli e icone della religiosità sono colti nell’atto di chiudersi in se stessi, in un momento di afasia e di sospensione, come se la propria aura fosse soffusa di perplessità.
Nel lavoro di Kris Martin è frequente il ricorso alla figura dostojevskiana dell’idiota come metafora di una condizione esistenziale estrema, cioè quella dell’artista e, più in generale, di una condizione della conoscenza che riguarda tutta l’umanità, colta in un’eterna contraddizione tra illuminazione e fallimento.

Kris Martin, Funnel, 2005, Oro 22 carati, 28 x 24,50 cm, Courtesy Sies + Höke, Düsseldorf. Photo: Achim Kukulies, Düsseldorf

Di qui il titolo della mostra, quell’Inter pares (“tra i pari” in latino) che richiama l’espressione “Primus inter pares”, a segnalare una condizione di eccezionalità cui, nonostante tutto, non corrisponde un accresciuto potere. In questo senso tra divinità, artista, creazione letteraria e genere umano si crea una forma di solidarietà basata su una forma paradossale di unicità che, se da una parte annuncia la salvezza, dall’altra non è in grado di realizzarla.

Seconda sala: tra stupore e ironia, una riflessione sull’esistenza come destino collettivo

Nel secondo ambiente lo spettatore è completamente immerso in una sorta di ritratto collettivo del genere umano. Decine e decine di disegni all’apparenza identici ma in realtà tutti diversi richiamano la generica fisionomia di un volto umano, attraverso l’utilizzo del linguaggio scritto nel suo valore di immagine e di tautologia. Anche in questo caso la riflessione sull’esistenza come destino collettivo prende le sembianze di un gioco formale sospeso tra stupore e ironia.

Terza sala: un’installazione sonora con voci maschili e femminili

L’ultima sala vede invece protagonista un’installazione sonora in cui una voce femminile sussurra una domanda banale eppure vitale nella sua quotidianità, una domanda che tutti facciamo per poterci orientare nello spazio e nel tempo e alla quale una voce maschile risponde con un invito al silenzio.

Kris Martin, Self portrait, 2008, Oggetti trovati, h 27, Ø 8 cm, Courtesy Sies + Höke. Düsseldorf, Photo: Achim Kukulies, Düsseldorf

Cenni biografici di Kris Martin

Kris Martin è nato a Kortrijk nel 1972 e attualmente vive e lavora a Ghent, Belgio. Ha tenuto mostre personali al Neuer Aachener Kunstverein, Aquisgrana (2005); My Private #5, Piazza San Marco, Venezia e al P.S.1 MoMA, Contemporary Art Center, New York (2007); infine, nel 2008 esporrà al Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco. Inoltre, ha partecipato a diverse mostre collettive in altrettanti musei tra cui: Centre d'Art Contemporain de Vassivière, Beaumont du Lac (2006); Tate Modern, Londra e Kunstmuseum Bonn, Bonn (2007); Schirn Kunsthalle, Francoforte, Center for Curatorial Studies, New York e Centre Georges Pompidou, Parigi (2008).

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