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Nicola Perucca, "Mimetismo di Cesare Cosmico"

Nicola Perucca, fantasia e sogno nell’arte contemporanea

Lo scorso autunno abbiamo incontrato Nicola Perucca a Firenze, città in cui l’artista spezzino ha già esposto in passato e nella quale è tornato per seguire nuovi progetti. Ne è nata l’intervista che segue, che riproponiamo ai lettori aggiornata con le ultime notizie riguardanti le mostre in programma per la primavera e l’estate 2008

di Angelo Pinti, il 17/10/2007

Nicola Perucca esordì con una personale a Porto Venere nel 1989, e proprio nella città ligure si è da poco conclusa l’ultima mostra dell’artista spezzino, nuova tappa di un percorso artistico che gli sta regalando molte soddisfazioni e un’attenzione crescente da parte della critica. Il successo è frutto di anni e anni di lavoro e inesausta esplorazione dei propri mezzi espressivi. Lo stesso Perucca afferma con convinzione: «credo nell’importanza di arrivare in modo progressivo e costante all’affermazione di un proprio stile e microcosmo personale».
Incontrandolo, ciò che colpisce di lui sono l’entusiasmo e l’enorme curiosità intellettuale, lontani da ogni affettazione “artistica”. In Nicola Perucca, la disponibilità a lasciarsi influenzare da nuove suggestioni è infatti pari al bagaglio culturale già acquisito, che è vasto e abbraccia tutte le forme espressive della modernità, senza assurdi steccati fra “alto” e “basso”.

Un approccio, quello di Nicola Perucca, frutto anche dell’esperienza degli esordi nel campo della grafica pubblicitaria. L’artista conferma:
«Ho lavorato per anni per conto di agenzie pubblicitarie, imparando un approccio artigianale alla mia professione. Non ho problemi a dire che mi piace lavorare anche su commissione».

"Rifugio degli erranti"

Sappiamo che tra le sue fonti di ispirazione ci sono anche il cinema e il fumetto. Da quali autori ritiene di essere stato maggiormente influenzato?
«Nell’ambito del fumetto vorrei citare soprattutto alcune opere di impronta fantascientifica di Jean Giraud (il grande Moebius) e il “Little Nemo” di Winsor McKay, che fu anche pioniere del cinema d'animazione. A proposito di animazione, un altro grande artista che da tempo mi ispira e affascina è il maestro giapponese Hayao Miazaki.
Quanto al cinema, voglio ricordare “Metropolis” di Lang, “Quarto Potere” di Wells, “Aurora” di Murnau, “Dersu Uzala” di Kurosawa, ma ne tralascio molti altri… In generale, il lavoro degli scenografi è di grande interesse per me. Senza dimenticare il futurismo, un movimento che da noi a La Spezia ha avuto grande sviluppo».

Si direbbe che le piaccia anche il fantasy. Si ispira alle saghe di Tolkien?
«Mi piace il genere fantasy, sia nel cinema che in letteratura. Quindi Tolkien, certo, ma anche Borges e Buzzati, Philip Dick, Ballard, il Daumal del “Monte Analogo”…».

In passato Nicola Perucca ha preso parte a iniziative di beneficenza, collaborando con l’Unicef (vedi la mostra itinerante "I diritti dell'infanzia") e l’ospedale Gaslini di Genova. I colori e le atmosfere delle sue opere sembrano trasporre il legame con l’infanzia anche sul piano artistico. Cosa ci può dire in proposito?
«Le mie opere non sono espressamente concepite per i bambini, però la mia arte è indubbiamente legata al mondo narrativo e fantastico. La fantasia è il motore principale che movimenta il mio lavoro, e in questo contenitore senza confini ci stanno anche la favola, evocazioni d’infanzia, il gioco e i simboli».

Si può dire che le sue radici artistiche affondino in tutte le forme creative del Novecento. Si sente o no un artista contemporaneo?
«Non condivido il concetto per cui l’artista “debba” essere contemporaneo, specie nell’accezione un po’ modaiola e ideologica che impera qua e là. Lo trovo un concetto agghiacciante. Cos’è contemporaneo? Credo che contemporaneo sia chiunque lavori nel proprio tempo, sia che esprima un mondo interiore, sia che esprima tratti di drammatica attualità sociale. Non sopporto le consorterie, i conformismi, le “lobbies” culturali, spesso ancora impegnate nell’ annosa e ridicola contrapposizione astratto/figurativo, illustrativo/ pittorico, concettuale/decorativo, “fratture” che in diversi ambienti artistici, più all’estero che da noi, sono già state superate. Esiste un’arte di qualità ed una scadente, a prescindere dalle mode, dalle tendenze, dai salotti».

"Messaggeri"

È un punto di vista “forte” e, per quanto mi riguarda, condivisibile. Secondo lei, dietro a certi dogmatismi c’è solo una particolare visione dell’arte, come tale legittima, o forse anche dell’altro?
«Credo sia un insieme di diversi fattori, di cui fa parte certamente una forte istanza presente nel mondo espressivo dell’arte attuale, e questo non si può sottovalutare. Un altro fattore, a mio avviso, è una certa aria di omologazione stilistica e formale che ha ormai preso campo in certi ambienti museali, fieristici, galleristici e nel campo di una certa critica d’arte “militante”, ingredienti tesi a spingere verso, e quasi solo esclusivamente, alcune tendenze tralasciando altri ambiti di ricerca artistica. Discorso complesso, articolato, che meriterebbe approfondimenti…».

Oltre a Firenze, un’altra città con cui Perucca ha un forte legame è Venezia, un soggetto ricorrente nelle sue opere.
«Tutto nasce dalla mia frequentazione di Venezia quando ero bambino. Per questo devo molto a mio padre, che, pittore per diversi anni della sua vita, mi portò a visitare la prima Biennale quando avevo solo 12 anni. Da allora ci sono tornato spesso.
Poi c’è da dire che a Venezia ho conosciuto persone straordinarie, come i Facchini, una famiglia di grandi imprenditori dotati anche di spiccato gusto artistico e di interessi verso artisti nuovi ed emergenti. Circa quattro anni fa hanno aperto una galleria, la Fenice Gallery , dove quest’anno ho tenuto una personale. Ritengo Michele Facchini un vero mecenate, forse uno dei pochissimi rimasti.
Il mio legame con Venezia si nutre poi, oltre che di questi rapporti personali, anche delle suggestioni provenienti dal mondo del cinema e dei fumetti».

Nelle sue vedute di Venezia c’è qualcosa che richiama la cultura orientale.
«È vero, e ciò dipende in parte dal soggetto (sono ben noti i rapporti storici di Venezia con l’Oriente), ma anche dal fatto che il mio discorso artistico è legato a certe suggestioni dell’Est. Per fare un esempio, credo che il Cremlino di Mosca sia una delle espressioni architettoniche più belle che ci siano al mondo. Non è quindi un caso se ho esposto in paesi come la Russia, la Finlandia e la Norvegia».

In certe sue opere ricorre la figura del viandante. Cosa c’è dentro quegli zaini che portano sulle spalle?
«I mie “Viandanti” sono figure simboliche, danno importanza al percorso più che alla meta. E quegli “zaini” rappresentano la mente, il cuore».

"FarfallaCinque"

Un’altra creazione di Nicola Perucca è “Cesare Cosmico”. Ce ne può parlare?
«Nel mio percorso artistico rappresenta un personaggio molto importante, e gli è stata dedicata una grande mostra nel 1996. Non l’ho mai fatto protagonista di vere e proprie storie, ma l’ho sviluppato attraverso tavole multiple, senza fumetto ma con didascalie e testi. Devo dire che “Cesare Cosmico” mi piace, suona bene, perché accosta un nome italiano e un concetto, appunto, “cosmico”. Un viaggiatore con valigia che ha incontrato, incontra e incontrerà stupefacenti situazioni, in cui si troverà sempre a proprio agio, ovunque e chiunque compaia sul proprio cammino, in ogni tempo e latitudine… Piste della gioia, isole meccaniche, il leone lunare, la festa delle pipe e dei camini, l’incontro con le ombre, gli antenati viaggiatori… Sono solo alcune delle avventure che Cesare ha già vissuto, e ho già pronte decine di idee, schizzi, appunti. Male non sarebbe un coinvolgimento editoriale, ci sto lavorando su…
Intanto, già da alcuni mesi, gli acquarelli di Cesare Cosmico sono presenti in una Galleria di Genova, in una di Pontedera e nella Galleria Sciaccheart di Riomaggiore (Spezia), con la quale lavoro da alcuni anni e che tratta anche i miei dipinti: il personaggio sta decollando, ma non avevo dubbi in proposito…».

L’esposizione più recente di Nicola Perucca è quella che si è conclusa il 23 settembre a Porto Venere (La Spezia). La mostra, titolata “in viaggio tra le colline del mare”, ha visto un singolare abbinamento fra le opere dell’artista spezzino e i lavori del workshop fotografico "FocusOnMonferrato”. Com’è nata l’idea?
«Ho lavorato senza visionare precedentemente alcuna immagine fotografica del workshop, cosa che peraltro non era né richiesta né forse necessaria. Ed è stato giusto, poiché l’armonia che poi si è rivelata tra i miei dipinti e le belle fotografie scelte è stato il risultato di un operare guidato dal senso di evocazione e di suggestione fantastica che la “genericità” del tema mi ha ispirato. Il tutto si è naturalmente innestato nella mia attuale ricerca artistica, di cui non ho sacrificato nulla ma che anzi è stata ulteriormente stimolata dal contatto con un mondo comunque paesaggistico, di viaggio, di “registrazione di immagini”. Un’esperienza molto positiva, sotto molti punti di vista».

"Osservatorio"

È d’obbligo concludere gettando uno sguardo nel futuro. Avviandoci alla stagione estiva, a quali progetti sta lavorando Nicola Perucca? [domanda rivolta il 27 aprile 2008, ndr]
“Parto un passo più indietro: ho da poco partecipato ad Arte Genova con una decina di dipinti nello Stand della Galleria Sciaccheart. Ho inoltre appena terminato le illustrazioni per un libro, una favola per bambini e adulti scritta da Gloria Clemente, una musicista scrittrice della mia città, che sarà presentato all’Andersen Festival, a maggio, tra le varie iniziative della manifestazione, e che vedrà l’esposizione delle illustrazioni per tutti i giorni del Festival. Tornerò a Firenze con una personale all’Hotel Bernini, curata dalla Chiodini Divisione Arte, in cui esporrò una quindicina di dipinti inediti e una decina di acquarelli sull’ormai immancabile compagno di viaggio Cesare Cosmico. La mostra avrà inizio dopo la metà di giugno, e durerà tutta l’estate! In ultimo, sempre a partire dalla seconda metà di giugno, prenderò parte alla XXIV edizione della Rassegna Internazionale d’Arte Giovanni Segantini, alla quale sono stato invitato su segnalazione del critico genovese Luciano Caprile».

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