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La riscoperta di Raul Schultz a Pordenone

di Giovanni Cozzarizza, il 22/05/2007

Fino al 20 giugno, la dinamica galleria Tarozzi di Pordenone propone una bella mostra dell’artista Raoul Brandinelli, meglio conosciuto come Raul Schultz. Sono presenti trenta opere che documentano i cicli delle “Nuove Strutture”, realizzate a china, dei “Collages”, dei “Calendari”, dei “Pentagrammi”. Fa bene il gallerista pordenonese a dedicare questa rassegna a Schultz, perché si tratta di uno dei maestri che il mercato non ha ancora premiato con la considerazione che già in vita avrebbe meritato. Tale circostanza è veramente singolare se si considera che, invece, la critica più autorevole (Dino Marangon, Toni Toniato, Giuseppe Marchiori) ha da tempo consacrato l’artista, collocandolo tra i più importanti del panorama italiano.
Figlio di un ufficiale di Marina, Schultz nasce a Lero nel 1931 (è scomparso nel 1971). Rimasto orfano precocemente, vive in vari collegi tra Udine, Tarvisio e Bassano. Nel dopoguerra si stabilisce a Venezia, dove si dedica alla pittura con un ciclo di primi dipinti sul tema degli eccidi di partigiani avvenuti nel ’44. Segue una pittura di marcata impronta espressionista.
Artista pre-pop, poliedrico, lucido, ironico disincantato ed instancabile sperimentatore, negli stessi anni s’accosta al mondo del fumetto stringendo sodalizio con Hugo Pratt. Nello stimolante ambiente culturale veneziano, stringe amicizia con artisti quali Tancredi, Licata, Rampin, Finzi e collabora con Egidio Costantini (il “vetraio”cuiPicasso affidava la realizzazione delle sue opere). Nel ’53 espone per la prima volta alla Bevilacqua La Masa, dove sarà presente più volte ed otterrà, nel ’60 il secondo posto, e nel ’61 il primo premio. Nel suo soggiorno romano, stringe amicizia con Goffredo Parise, Turcato, Perilli e Dorazio. Tornato a Venezia collabora, come scenografo, con Tinto Brass alla realizzazione del film “Chi lavora è perduto”, per il quale ottiene un premio.
L’artista, che continua a sviluppare una ricerca segnica libera da ogni volontà narrativa, era solito accompagnare le sue opere da scritti con i quali teorizzava, tra l’altro, la figurazione di un mondo sottratto alle leggi della gravitazione, liberata dagli impacci di uno spazio rappresentativo, configurabile nelle forme e nei rapporti della geometria euclidea. Schultz, nel suo fare pittura, vuole cogliere - come ha lui stesso scritto - il tempo che fugge, il tempo della luce meridiana», nella ricerca del dinamismo della luce: «altre macchie fatte però di luce limpida». L’artista - come ha rilevato Marangon - mostra di aver dato forma con lacerante verità alla necessità di legare inscindibilmente realtà e arte, rinnovando in modo personale l’impegno del gran padre del Realismo moderno Gustave Courbet: «rappresentare le idee, i costumi della mia epoca secondo il mio modo di vedere. Essere non solo un pittore, ma un uomo; fare dell’arte viva, questo il mio scopo».

Scheda tecnica

“Raoul Schultz”. Mostra personale
fino al 20 giugno 2007

Galleria D’arte Tarozzi
Pordenone, viale Trento 28

Oraro di apertura:
mar-dom, ore 10-12.30 e 16-19,30; chiuso lunedì

Info:
Tel. (+39) 0434 209078
galleriadartetarozzi@libero.it

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