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Luciano Bellet. Caos del Big Bang, 70X100

Le "visioni" di Luciano Bellet

“Viaggio nel mondo dell’inconscio”. Al Castello di Spilimbergo (Pn) una mostra dell’artista di Pordenone tra materia, fuoco e astrazione

di Giovanni Cozzarizza, il 19/04/2008

Da oggi le sale medioevali della Galleria La Torre nel castello di Spilimbergo (Pn), ospitano la mostra di Luciano Bellet “Viaggio nel mondo dell’inconscio”. Allineate, per l’occasione, 25 opere ad olio su tela. Il gesto creativo di quest’artista (nato a Pordenone nel 1963), assomiglia ad un viaggio nel mondo dell’inconscio. Il suo interesse è rivolto alla materia e al suo rimaneggiamento attraverso il gesto della mano e del fuoco. La creatività quindi si esprime nell'azione e si concretizza nei segni lasciati sulla materia. I risultati sono ricchi d’espressività materica. Le sgocciolature formano una trama di colori sovrapposti che esprimono forte drammaticità

L’arte di Luciano Bellet

Bellet dipinge in uno stato mentale in cui le allucinazioni si combinano tra loro per comporre immagini astratte. Le rappresentazioni che ne derivano presentano un'estetica simile a quella dei disegni d’ambito Action Painting, originati dai recessi più profondi della mente.

Luciano Bellet. Antagonismo esplosivo, 90X60

Mentre conversavamo nel suo studio l’artista all'improvviso, prende un barattolo di colore e inizia a muoversi attorno al quadro. Il suo agire è all’inizio lento per diventare via via più veloce, simile ad una danza, mentre sparge sulla superficie i colori utilizzando la tecnica del dripping. Fa sgocciolare le vernici sulla tela stesa a terra, in modo che esse si dispongano guidate anche dal caso. Subito dopo interviene con una fiamma a dilaniare il supporto pittorico.

Non v’è dubbio che Bellet ha guardato insistentemente a Pollok, e tuttavia l’atto creativo del grande artista americano é affidato soprattutto all'urgenza dell'espressione ed al caso.

Anche l’impiego della fiamma nelle tecniche esecutive di Bellet

Interessata all’indagine sul tema della metamorfosi, la tecnica esecutiva di Bellet prevede anche l’impiego della fiamma per martoriare la materia che si contorce e si raggrinzisce corrugata. Le concrezioni di materia pittorica, che sembrano sospese nel vuoto, talvolta con consistenza scultorea, diventano quindi metafora di una ricerca esistenziale. Una ricerca volta a scoprire qualcosa di autenticamente genuino, da poter opporre alla desolante mancanza di certezze. Altro elemento distintivo é l'intervento della ragione, della logica e della dimensione morale.

Relazionarsi con l’opera d’arte

Nelle intenzioni di Bellet c’è, infatti, non solo il desiderio che farci riflettere sulla condizione esistenziale dell’uomo occidentale affacciato sul crepuscolo della Modernità; sempre in bilico tra Pil, desiderio di potere, produzione e consumo, ma anche di fare dell’osservatore un soggetto attivo e partecipe di questo processo. Chi intende rapportarsi con il quadro, difatti, è costretto (solo se e quando vuole, però) a rimuovere un sipario inglobato in una speciale “cornice” per svelare il sottostante lavoro dell’artista. Una trovata originale, volta ad attribuire solennità al processo del relazionarsi con l’opera d’arte. Quasi a voler favorire l’instaurarsi di una liturgia, di un rito propiziatorio propedeutico alla contemplazione dell’arte, per meglio disporsi alla comprensione, alla penetrazione, all’estasi e alla catarsi.

Luciano Bellet. Evoluzione del flusso, 70X150

L’artista c’introduce alla sua interpretazione dei tormenti e delle contraddizioni dell’animo umano e dell’esistenza, ma una cortina scorrevole (e regolabile) c’impedisce la visione. Egli ci propone l’opera e al tempo stesso ce la nega, sottraendo il quadro alla vista dello spettatore con un’idea originale: un diaframma costituito da una specie di quinta teatrale.

Egli sembra volerci ammonire: vuoi proprio guardare adesso? E ci mette in guardia: forse non sarà piacevole. E ci avverte: ti va di riflettere adesso sul senso dell’esistenza? Così che, per esempio, si può decidere che ora non siamo nello stato d’animo giusto, e possiamo rimandare la contemplazione (e la riflessione) a tempi più ispirati e consapevoli. Insomma, un gioco - favorito dell’espediente molto intrigante: trasformare gli spettatori da soggetti passivi a soggetti attivi che, in qualche modo, possono interagire con il quadro, più compartecipi così dell’evento artistico e dei suoi significati. E non è poca cosa, se è vero che uno degli scopi dell’arte è proprio quello di porci delle domande e soprattutto di farci pensare.

La mostra stessa è destinata ora ad alcune sedi museali all’estero, dove l’artista è rappresentato dalle primarie e più prestigiose gallerie di quei paesi.

Scheda Tecnica

  • Luciano Bellet. “Viaggio nel mondo dell’inconscio”
    dal 19 aprile al 5 giugno 2008
  • Galleria La Torre Spilimbergo
    Pordenone, P.zza Castello
    Tel. (+39) 0427 50555
  • Orario di apertura:
    tutti i giorni, ore 10-14 e 17-20; lun chiuso
  • Biglietto:
    Ingresso libero
  • Info:
    Sito web di Luciano Bellet

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