L » Licini, Osvaldo

Autoritratto, 1913, olio su tela. Collezione privata

Licini, Osvaldo

a cura di Redazione, il 09/04/2008

Artista che tocca i vertici dell’arte italiana del Novecento, Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado, AP, 1894 - 1958) si è fatto portatore di una ricerca solitaria ed appartata e di soluzioni figurative e spaziali inconsuete. Il suo ricercare l’anima della pittura lo porta ad “errare” in diversi centri culturali, a cominciare da Bologna (dove frequenta l’Accademia di Belle Arti e conosce Giorgio Morandi) a Parigi, dove frequenta i milieu culturali d’avanguardia.

Licini a Parigi

Nella capitale francese, dove viveva la madre modista e la sorella ballerina dell’Opera, e che nel momento in cui il giovane Licini si era trasferito aveva raggiunto i massimi livelli di fervore culturale, erano gli anni in cui nei cafés si incontravano Picasso, Cocteau, Modigliani, con il quale soprattutto stringe amicizia, come racconta in un memorabile articolo.

A Parigi la sua poetica pittorica trova immediato consenso (espone in tre “Salons d’Automne” ed in altrettanti “Salons des Indipéndants”), ma il suo spirito irrequieto lo spinge a tornare, nel 1926, insieme alla pittrice svedese Nanny Hellström, sposata un anno prima, a Monte Vidon Corrado dove lui decise di vivere nutrendosi della bellezza della natura e dell’ambiente in stretto, costante, fervido scambio culturale con i più importanti centri europei, come Parigi e Amsterdam. Insomma, un glocale ante litteram, potremmo dire, che si è inserito nel dibattito internazionale al quale ha dato un contributo fondamentale ancorandosi ai luoghi.

La sensibilità astratta di Licini

Formatosi in ambito figurativo e successivamente affascinato dalle battaglie futuriste, Licini giunge ad una sensibilità astratta fatta di una figuratività del tutto lirica e pura, mediata ed arricchita dal costante riferimento alle sue radici. A queste si rifa nell’essenzialità del colore e del segno, culminata poi nella scarnificazione totale delle forme, come in una sorta di purificazione avvenuta alla luce del suo ritorno al natio borgo selvaggio dove ha sostanzialmente vissuto la sua esperienza esistenziale ed artistica mantenendo una fitta rete di contatti epistolari con intellettuali dell’epoca, aggiornandosi e rielaborando secondo il suo temperamento forte le istanze artistiche contemporanee.

La malinconia metafisica incrociata con quella storica lo fa sentire vicino, dal punto di vista pittorico, a Paul Klee mentre, da quello della produzione letteraria e poetica, nella quale fu anche prolifico, lo conduce nella direzione di Baudelaire e Rimbaud, mediando con un linguaggio spesso gergale l’attitudine trasgressiva del nichilismo futurista verso la linea delle avanguardie più libere.

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