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Dino Caponi, "Marina, con nuvole rosse, 1978, olio su tela

Dino Caponi e la Firenze che "lasciava il segno"

Ha inaugurato ieri presso l’Accademia delle Arti del Disegno la mostra antologica “Attraverso il Novecento”, dedicata alla produzione di uno dei protagonisti dell’ultimo periodo d’oro della cultura fiorentina

di Angelo Pinti, il 05/04/2008

L’emozione per il ricordo dell’uomo e dell’artista ha permeato l’inaugurazione di “Attraverso il Novecento” – mostra antologica di Dino Capponi ospitata fino al 29 aprile dall’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze – svoltasi ieri alla presenza della moglie Loretta e della figlia dell’artista, Lucia Caponi. L’esposizione, davvero emozionante per qualità e varietà delle proposte, intende ripercorrere l’intera vicenda artistica e umana del Maestro attraverso più di cento dipinti e disegni realizzati fra il 1933 e il 1994.

Una mostra che documenta la “circolarità” del percorso artistico di Caponi

Dino Caponi, "Nudino allo specchio", 1968, olio su tela

La rassegna, a cura di Renato Conti, presenta dunque opere appartenenti a periodi molto diversi della produzione del pittore fiorentino. Dai disegni infantili ai dipinti della maturità, la mostra documenta l’andamento circolare del percorso artistico di Dino Caponi, che lo vide tornare nella sua ultima fase – seppure con la consapevolezza tecnica e umana dell’età – ai soggetti preferiti dell’adolescenza: «marine, casacce, periferie solitarie, ritratti insigniti d’una recuperata solennità e, dunque, il profumo del tempo ritrovato attraverso il Novecento» (Carlo Sisi).

In mezzo, una serie di svolte. La prima delle quali portò Caponi a staccarsi dall’ombra di Ottone Rosai, suo maestro, dimostrando di possedere una propria distinta personalità e cifra stilistica (per non parlare delle differenze umane). Sono testimonianza di questo periodo «la serie delle marine, strisce di rossi e di gialli sabbia, blu oltremare e verde smeraldo; delle paludi, dei paesaggi cancellati nelle forme, dei fiori raccolti in fasci e densi di materia».

La serie dei “Mostri”: la sintonia di Caponi con l’espressionismo tedesco

La mostra fiorentina documenta anche le svolte successive nella produzione di Caponi, che lo videro approdare a sperimentazioni quasi astratte, quindi a misurarsi con la serie dei “Mostri” (1975). Quest’ultima testimonia il suo interesse per la pittura europea, in particolare per i temi e la sensibilità dell’espressionismo tedesco, attraverso tele di grande suggestione in cui emerge un tratto profondo del carattere dell’artista.

Come ci ha spiegato il curatore Renato Conti, responsabile dell'Archivio Generale Dino Caponi di Firenze, «la serie dei “Mostri” contiene una sorta di processo all’individuo, quindi anche a se stesso. In queste opere si percepisce il senso della responsabilità personale, della colpa, che era caratteristico di Caponi».

Dino Caponi, "Fiori", 1965, olio su tela

Il pittore nato a Firenze nel 1920 era un uomo di silenzi. «Lasciate che a parlare siano i quadri», diceva, esprimendo così la propria concezione di quale debba essere il ruolo dell’artista.

La stima coeva dei grandi poeti, la rivalutazione tardiva della critica

Lo spessore intellettuale di questo autentico maestro del ‘900 italiano si specchia anche nelle amicizie che lo accompagnarono per tutta la vita, in particolare di poeti quali Piero Bigongiari, Romano Bilenchi, Alfonso Gatto, Tommaso Landolfi, Mario Luzi, Eugenio Montale, Vasco Pratolini, Giuseppe Ungaretti. Gli scritti che essi gli dedicarono attestano la dimensione poetica dell’opera di Caponi in anticipo rispetto alle rivalutazioni della critica “togata”, colpevolmente tardive.

Inoltre testimoniano l’esistenza di un movimento che attraversò il Novecento fiorentino da protagonista, facendo del capoluogo toscano uno dei più importanti punti di riferimento culturali dell’epoca. Come ha giustamente (e con un po’ di amarezza) sottolineato Umberto Cecchi: «La nostra città è orfana di personaggi come Dino Caponi. Rileggere le sue opere, oggi, significa rileggere l’ultima Firenze che seppe lasciare un segno».

Dopo Milano, anche Firenze riscopre uno dei suoi più grandi artisti

Ed è in questa ottica che una mostra come quella ospitata dall’Accademia delle Arti del Disegno (dove Caponi insegnò) si segnala – oltre che per la rara bellezza dei dipinti, scelti con amore e competenza dal curatore Renato Conti – anche per la sua “necessità”.

Dino Caponi, "Paesaggio siciliano", 1954, olio su tela

In attesa che anche Firenze si decida a dedicare a questo suo grande artista una mostra di vasta portata, in spazi più grandi, come ha già fatto Milano con la rassegna ospitata all’archivio di Stato. Le opere certo non mancherebbero, come ci ha assicurato lo stesso professor Conti citando i numerosi dipinti esclusi dall'esposizione dell'Accademia unicamente per motivi di spazio.

Leggi il testo: "Il tempo ritrovato", di Carlo Sisi

Scheda Tecnica

  • Dino Caponi.“Attraverso il Novecento”.
    dal 5 al 29 aprile 2008
  • Accademia delle Arti del Disegno
    Firenze, via Ricasoli 68
  • Orario di apertura:
    lun-sab, ore 10-13 e 16-19; dom, ore 10-13; lun chiuso
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo:
    Edizioni Masso delle Fate
    Introduzione di Carlo Sisi

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