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Francesco Gioli, Incontro in Maremma

Gioli, Francesco

a cura di Redazione, il 18/03/2008

Di famiglia benestante, nasce nel 1846 sulle rive dell’Arno, a San Frediano a Settimo, tra paesaggi che da adulto fissa sulla tela. Studia prima all’Accademia di Pisa poi a quella di Firenze. Come molti coetanei, in questi primi anni si dedica alla pittura di storia e di genere (debutta con il quadro “Carlo Emanuele di Savoia che scaccia l’ambasciatore spagnolo”), producendo anche una serie di operette ispirate alle commedie di Goldoni.

I soggiorni parigini segnano la svolta nella produzione di Gioli

L’incontro con Signorini e Fattori lo porta verso lo studio del paesaggio. Emerge la vena naturalistica che Gioli consolida con frequenti viaggi a Parigi. Nel 1875 vi torna con Fattori, Ferroni e Niccolò Cannicci per l’esposizione al Salon del dipinto “Incontro in Maremma”. I soggiorni parigini gli consentono di studiare a fondo i paesaggisti francesi degli anni Trenta. Esperienze che segnano la svolta. Da questo momento Gioli si dedica a un delicato paesaggismo e a piccole scene di vita campestre.

Il successo internazionale e il periodo "impressionista"

Il successo lo assiste. Nel 1878 Parigi lo premia per “Passa il viatico” ed è notato da Degas. Nel 1885 è Londra a premiarlo per “Ai campi di giugno”. Sul finire del secolo dipinge atmosfere rarefatte e luminosità studiate e complesse, che collegano la sua ricerca alla cultura secessionista mitteleuropea. A inizio Novecento si dà invece ad opere di evidente memoria impressionista, dal cromatismo acceso e vigoroso “Vendemmia allegra, Vita, Renaiole”. Sempre intensa l’attività espositiva: a Monaco nel 1901 e 1913, a Buenos Aires e Bruxelles nel 1910. La Biennale veneziana del 1914 gli dedica una personale di 53 opere.
Francesco Gioli muore a Firenze nel 1922.

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