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Adolfo Tommasi, Sull’Arno (particolare)

Tommasi, Adolfo

a cura di Redazione, il 18/03/2008

Nato a Livorno nel 1851, dopo un breve periodo di lezioni alla scuola di Carlo Markò, Adolfo Tommaso si dedica alla pittura dal vero, fortificandosi sotto la guida di Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Silvestro Lega del quale, in particolare, subisce l’influenza. Le sue opere, di svariato genere, serbano un’impronta di vivace originalità che suscita sia critiche severe che lodi entusiaste. Nel 1876, a 25 anni, debutta alla Promotrice fiorentina con "Ingresso del castello a Signa".

Da una tavolozza di toni delicati ad uno stile impressionista

Sempre a Firenze, alla prima Esposizione di Quadri Moderni della Società Donatello, espone "Dopo la brina" (l’opera scatena un’accesa polemica sulla descrizione delle foglie dei cavoli imbiancati dalla brina riecheggiante alcune pagine dell'Assommoir di Emile Zola), mentre nel 1884 presenta a Torino “Il Fischio del vapore”. Fin qui i suoi dipinti sono caratterizzati da una tavolozza di toni delicati, ma pian piano lo stile evolve verso l’impressionismo.

L'elaborazione di una nuova tecnica pittorica: olio misto a pastello

Nel 1892 espone a Firenze “La primavera”, in cui si riflette l’influenza della poesia naturalista di Giovanni Pascoli, di cui Tommasi è amico (due anni dopo ne illustra la terza edizione di Myricae). Sul finire del secolo è influenzato dalla pittura di Arnold Bocklin. È assunto come insegnante di disegno all'Accademia Navale di Livorno, ma nel 1907 si ammala di nervi e deve smettere di lavorare. Riesce però a elaborare una nuova tecnica pittorica (1912), che mescola olio e pastello e gli consente una stesura dei colori vivace e ricca di riflessi luminosi.
Adolfo Tommasi muore a Firenze nel 1933.

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