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Studio per "Partenze", il celebre affresco della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella (Firenze)

Il viaggio di Giampaolo Talani

Il critico d’arte Elisa Gradi, curatrice dei cataloghi di “Partenze” e dell’antologica “Rosa dei Venti”, traccia un percorso nell’opera del maestro toscano

di Elisa Gradi, il 17/03/2008

Il calore con il quale la città di Firenze ha accolto l’inaugurazione della mostra “Rosa dei Venti” di Giampaolo Talani è andato al di là delle aspettative di tutti coloro che hanno partecipato all’organizzazione dell’evento. A partire dalla mattina, quando ha avuto luogo la presentazione ufficiale e la “preview” della mostra per la stampa, ho notato con piacere che ogni sezione della mostra, con il suo originalissimo allestimento, era scrutata ed esplorata fin nel minimo particolare.

Il tributo di Firenze all’ ex allievo dell’Accademia

Ho seguito da più di un anno Giampaolo Talani nella preparazione di questa esposizione, ho colto ogni piega del suo sentire nella scelta delle opere, che mai come in questo caso dovevano essere rappresentative del suo percorso artistico.

Un’antologica a Firenze, finalmente, dopo il primo, importante appuntamento del 20 settembre del 2006, quando gli stralunati viaggiatori di Talani fecero la loro comparsa nel Salone Centrale della Stazione di Santa Maria Novella; ad oggi invece il secondo e più importante appuntamento nella città dove tutto è cominciato, dove Talani ha frequentato l’Accademia trent’anni fa sperando, un giorno, di poter tornare da pittore affermato.

Giampaolo Talani

Un premio all’onestà e alla generosità di Giampaolo Talani

Forse è a questo che pensava, il giorno dell’inaugurazione, non potendo nascondere la commozione, non potendo nascondere che, al di là di tutto, questa città sempre pronta alla critica, restia di fronte ad ogni iniziativa sopra le righe, gli ha riconosciuto la validità che merita, ed erano parole sentite le mie quando ho detto che all’onestà ed alla generosità di Giampaolo Talani è arrivata, come risposta, altrettanta generosità.

“Rosa dei Venti” ci accompagna nell’analisi di un intero corpo d’opera

“Rosa dei Venti” è dunque una mostra che prende le mosse da un simbolo, una rosa, che spogliandosi al vento dei suoi petali ci accompagna all’analisi di un completo corpo d’opera, racchiuso fra il principio degli anni Novanta fino ai giorni nostri.

Aprono la prima sezione gli immobili marinai di Talani, fissi in un’aurea di atemporalità come antiche icone, esibenti allo spettatore i simboli della propria identità; eppure presto lo scorrere del tempo porta Talani a un cambiamento repentino, porta le forme a sfaldarsi, a perdere la loro monumentalità. E un vento fortissimo inizia a percuotere la battigia ed i suoi avventori, sconvolge i loro capelli, fa volare le loro cravatte, e maglie della sostanza dei loro corpi pare essere inghiottita dal fondale marino.

Dai marinai “monumentali” alle “ombre” e ai cercatori di conchiglie

Giampaolo Talani, “Storia del marinaio”, olio su tavola, 1994, cm. 100x200 (particolare)

È il momento nel quale la veemenza del colore lascia spazio ad una brumosità, ad un’incertezza e un’inquietudine che il pennello deve seguire con tocchi rapidi e stemperati, per dare corpo ad una scarnificazione dell’apparenza che vuole rendere avvertibile la fragilità dell’esistenza dell’uomo, esposta senza scudi, improvvisamente, alla forza di un turbine sovvertitore.
Petali che negli anni si staccano dalla rosa, ed insieme agli uomini travolti dal vento appaiono le ombre, presenze larvali che oltrepassano i confini e vengono ad unirsi nel mondo dei vivi, proiettando sulla battigia i loro gesti di saluto.

E ha ragione Fabio Canessa quando dice che nella battigia c’è una sorta di democrazia esistenziale, poiché Talani, nel tentativo di giocare sulla presenza-assenza, provoca nello spettatore un movimento sdoppiato si lettura, nel quale si perde la cognizione di ciò che è reale e ciò che non lo è, si perde la cognizione di chi è essere vivente e di chi è anima. Di chi è ancora sulla terra e di chi è residuato dal mondo del ricordo, e si può materializzare proprio in virtù della forza di chi vuole imprigionare una presenza, un’ombra, per non lasciarla sopraffare dall’offesa del tempo.

La naturale evoluzione dell’uomo della battigia: il viaggiatore

Giampaolo Talani, “Partenze”, olio su tela, 2001, cm. 120x70

Tutto questo si alterna a momenti di leggera giocosità, di ricercata gradevolezza estetica, tanto che nel volgere di pochi anni i marinai, le ombre, dividono il proprio spazio con i cercatori di conchiglie, i musicisti di orchestre improvvisate, finché non appare, pressappoco al principio del 2000, una figura che potremmo definire come l’ideale evoluzione dei personaggi usati dell’immaginario di Talani, colui che è destinato ad inglobare l’essenza dell’uomo della battigia in una nuova raffigurazione, quella del partente, del viaggiatore.

Un “partente” che non parte, metafora dell’uomo contemporaneo

Un viaggiatore strano, quello di Talani, attende sulla battigia con la sua valigia in mano, rivolto allo spettatore, ma non si muove, non parte; non è mai raffigurato in un divenire dell’azione, è vittima di un conflitto interiore, di una battaglia fra tendenze opposte. Desideroso di partire, di raggiungere la sua meta (e Talani ce la indica come una meta ideale, Finisterrae, la fine della terra, e in mostra abbiamo la possibilità di ammirare due bellissimi esemplari di questo momento creativo), ma teme il cambiamento, la paura lo blocca, e rimane lì, fermo ad aspettare.
Ha i suoi compagni accanto, dividono con lui i suoi medesimi sentimenti, la medesima condizione, ma non riescono a comunicare.

Ecco io trovo, come ho avuto spesso modo di ribadire presentando il lavoro di Talani, che questa segregazione contemplativa sia tanto efficacemente descrittiva della condizione dell’uomo contemporaneo ed è per questo che il suo viaggiatore così bene si è prestato ad essere protagonista di un grandioso manifesto come l’affresco della stazione di Santa Maria Novella. Un manifesto solo apparentemente corale, perché in realtà metafora di quella condizione di isolamento, di solitudine, di timore, che l’uomo prova di fronte alle grandi decisioni, alle grandi partenze, siano queste mentali che fisiche, quelle che cambiano, che sconvolgono, che sovvertono il corso della vita.

Giampaolo Talani, "L'ombra con la rosa", olio su tela, 2007, cm. 30x60

L’affresco di Santa Maria Novella come manifesto della poetica di Talani

Un manifesto però compendiario di tutta la sua poetica, perché mai come in questa nuova iconografia Talani riesce a concludere un capitolo, racchiudendo ed inglobando trent’anni di ricerca continua ed indagine sull’uomo.
E si potrebbe anche parlare di quanto in fondo, il marinaio così come l’ombra, il cercatore di conchiglie come il partente, siano in fondo la traduzione pittorica di un impegno autoanalitico, una banchina sulla quale, come ho detto più volte, l’artista, e l’uomo, si osserva, e dialoga con la sua proiezione.

La rosa in fondo mi porta fin qui, a seguirlo mentre gioca con ironia ad iscrivere un’identità nell’altra, nella combinazione di versioni di un’unica figura, chiaramente riconducibile in un’autonarrazione, ad un grandioso autoritratto, che da anni seguiamo nella sua evoluzione senza stancarci, senza momenti di cedimento.

Ma la “rosa” del Maestro ci riserva ancora molti petali

Per questo vorrei concludere con le stesse parole con le quali ho chiuso il mio saggio sul catalogo, perché so che Talani ci regalerà ancora momenti come questo, perché seguirà ancora il fremito della sua natura passionale, indagatrice, che non gli lascia tregua, nell’ansia di fermare sul quadro ciò che riempie la sua percezione, ed i suoi sensi. Ecco perché ho ribadito, e ne sono convinta, che questa rosa che ci ha portato oggi a Palazzo Vecchio, mantiene in serbo per il futuro ancora molti petali.

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