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Giovanni Fattori, "Soldato che si accende la pipa", matita su carta bruna,32x23, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori.

Fattori, Giovanni

a cura di Redazione, il 16/02/2008

1825-1849: Gli anni della formazione umana e artistica

Giovanni Fattori nasce a Livorno il 6 settembre 1825 e inizia a lavorare fin da piccolo al banco d’affari del fratellastro Rinaldo, manifestando una precoce passione e un indubbio talento per il disegno. A 15 anni il padre Giuseppe lo manda perciò a lezione dal pittore Giuseppe Baldini. È il 1846 quando Fattori si trasferisce a Firenze, dove studia per alcuni mesi con Giuseppe Bezzuoli per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Le condizioni economiche assai precarie non gli impediscono di seguire i corsi con regolarità. Attratto dagli ideali risorgimentali, nel 1848 si lega al Partito d’Azione diffondendone la stampa clandestina, senza tuttavia prender parte ai moti rivoluzionari. L’anno dopo è a Livorno assediata dagli austriaci, tragica esperienza che ne alimenta il patriottismo e la sensibilità morale e artistica.

1850-1859: i primi esperimenti con la "macchia"; i soggetti militari

Fattori legge perlopiù i grandi romanzi storici, da cui trae spunti iconografici importanti. È il periodo della ricerca artistica condotta in solitudine, lontano dalla scuola. A Firenze è tra i primi frequentatori del Caffé Michelangiolo. Fattori inizialmente resta ai margini delle discussioni dei pittori progressisti (chiamati di lì a poco “Macchiaioli”), ma ne viene comunque influenzato. Nel 1852 lascia l’Accademia e inizia una carriera autonoma che lo costringe a guadagnarsi da vivere. Con una serie di vignette litografiche per le gazzette debutta nella grafica e attratto dalla pittura dal vero dipinge numerosi ritratti dei familiari e paesaggi. Nell'estate del 1859 ritrae dal vero dei soldati francesi accampati alle Cascine. Sono i suoi primi esperimenti di pittura con stesura a macchia, escursioni in un realismo particolare, che ricava nuovi fermenti dall’incontro con il pittore romano Nino Costa. Dietro suo consiglio Fattori partecipa al concorso Ricasoli, che vince con il bozzetto “Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta” in cui risalta un’inedita concezione della cronaca. È la fase dei soggetti di carattere militare.

1860-1867: i primi drammi personali e l’amicizia con Diego Martelli

Giovanni Fattori, "Diego Martelli a Castiglioncello", 1875 ca.. Olio su tavola, cm13x20; firmato in basso a destra: "Gio. Fattori" - collezione privata

Lo sperimentalismo della macchia si allarga alle scene dal vero e procede verso una crescente libertà esecutiva, che Fattori applica soprattutto alla pittura di paesaggio e ai temi dell’umile lavoro quotidiano, autentica fonte di ispirazione. Nel luglio del 1860, a 35 anni, sposa Settimia Vannucci che nel 1867 morirà di tubercolosi. La malattia della moglie costringe la famiglia a lasciare il clima insalubre di Firenze per Livorno, dove l’artista dipinge vari ritratti. Cambia intanto l’atmosfera politica. Il nuovo Regno d’Italia (1861) non corrisponde alle aspettative e agli ideali del Risorgimento e la cocente delusione, insieme alla morte di Settimia, ha in Fattori effetti deprimenti, uno stato d’animo triste e negativo dal quale lo riscatta l’amicizia di Diego Martelli. La grande tenuta di Martelli a Castiglioncello lo ospita per qualche mese, per poi diventare meta di frequenti soggiorni e scenario di numerosi dipinti maremmani.

1869-1881: l’inizio della carriera accademica; la delusione “risorgimentale”

Nel 1869 Fattori riceve dall’Accademia di Belle Arti di Firenze la nomina a professore di pittura. Negli anni seguenti si esercita nelle prime incisioni. Una delle sue tele più famose, la “Carica di cavalleria”, è del 1872, l’anno in cui l’artista va per la prima volta a Roma. Nel 1875 si decide anche ad andare a Parigi, viaggio tuttavia culturalmente deludente. L’incontro con gli artisti francesi, in particolare con gli impressionisti, lo lascia infatti quasi indifferente. Intanto l’Esposizione Internazionale di Filadelfia premia il suo dipinto “Mercato di Cavalli in Piazza Montanara”, opera poi perduta nel naufragio del piroscafo “Europa” col quale stava rientrando in Italia. Alla “Battaglia di Custoza” lavora fino a circa il 1880, anno in cui l’Istituto di Belle Arti di Firenze nomina Fattori professore onorario. L’approccio ai temi militari e all’epopea del Risorgimento è cambiato, l’entusiasmo annega nel rimpianto, nella rassegnazione. Fattori prende sempre più spesso la via della Maremma, la campagna diventa il tema prediletto. Ormai avviato alla mezza età, il pittore conosce Amalia Nollemberg, una giovane di cui si innamora e con cui avrà una lunga relazione fonte di molte critiche e perciò poi interrotta.

1882-1890: la Maremma dei butteri e le prime importanti incisioni

Giovanni Fattori, "Ritratto della Signorina Siccoli", 1866. Olio su tela, cm 57x43: firmato e datato in basso a sinistra: "Giov. Fattori 1866" - Viareggio, Istituto Matteucci

In Maremma, nella tenuta “La Marsiliana” del principe Tommaso Corsini di cui è ospite, Fattori scopre i butteri e lavora a vari studi. In questi anni realizza anche le prime importanti incisioni (nel 1884 la Cromo-Lito Pistoiese fa una tiratura di venti sue litografie), tra cui quella derivata dal dipinto “Carica di cavalleria”. L’inizio della relazione con la vedova Marianna Bigazzi, che sei anni dopo sposerà, risale al 1885. L’anno dopo l'Accademia di Firenze gli affida l’incarico di professore di perfezionamento. I riconoscimenti non bastano a ripagare i nuovi stimoli creativi e ciò provoca in Fattori una spinta crescente a chiudersi in se stesso. Nel 1887 il mondo dei butteri debutta all'Esposizione Nazionale di Venezia con tre dipinti: “Il riposo”, “Marcatura dei puledri” e “Il salto delle pecore”. Nel 1889 Fattori espone delle acqueforti alla Prima Esposizione di Belle Arti di Bologna. Nella circostanza, l’Accademia locale lo nomina membro onorifico. Nel 1890 riceve una menzione speciale all'Esposizione Universale di Parigi e la medaglia d’oro alla rassegna internazionale di Colonia.

1891-1908: Gli ultimi anni: i riconoscimenti ufficiali; la morte a Firenze

Il decennio di fine secolo si distingue per la particolare produttività. Fattori realizza molte incisioni all’acquaforte e partecipa regolarmente alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895. Riceve anche molti riconoscimenti ufficiali: nel 1900 la medaglia d'oro dell’Esposizione Universale di Parigi per l’incisione “Bovi al carro (Maremma)”; nel 1901 è chiamato a far parte della Commissione artistica della Calcografia Nazionale di Roma; nel 1903 il corpus delle sue incisioni viene pubblicato in edizione speciale in cartella. Nel maggio di quello stesso anno muore anche la seconda moglie Marianna. Nel 1904 l’Esposizione universale di St. Louis lo premia con la medaglia d’argento. Nel 1907, a 82 anni, sposa in terze nozze la sessantaduenne Fanny Martinelli che solo un anno dopo lo lascia di nuovo vedovo. È il 1908: il 30 agosto anche Giovanni Fattori muore a Firenze, in un’aula dell’Accademia.

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