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Dario Ballantini. Ferma un attimo. 2007, 120x130cm

DARIO BALLANTINI. Visioni sommerse

Alla Galleria del Palazzo Coveri in collaborazione con Massimo Licinio Management, la nuova mostra del poliedrico artista livornese

a cura di Redazione, il 19/02/2008

Dario Ballantini, giunto alla notorietà grazie alla carriera di attore e trasformista, ma che coltiva da oltre vent’anni una forte passione per le arti figurative, presenta a partire dal 21 febbraio alla Galleria del Palazzo in Lungarno Guicciardini a Firenze, la sua nuova mostra personale intitolata “Dario Ballantini. Visioni sommerse”.

Il Ballantini pittore

Per comprendere il peso di questa passione basta ascoltare le parole che lo stesso Ballantini risponde a chi gli chiede cosa sceglierebbe tra l’impegno di pittore e quello di attore: “Rinunciare a pennello e tele sarebbe difficile; ho cominciato ragazzo e non ho mai smesso”.
Tale risposta rivela l’intenso legame tra l’artista e la sua arte dal disegno deciso, fatta di figure umane schiacciate, triturate, confuse, ma mai prive di forza.

Un percorso artistico cominciato nel 1980

Il rapporto tra i due impegni di attore e pittore inizia a partire dalla famiglia: il padre dipingeva, il nonno recitava ed in questo contesto, nel 1980 inizia il percorso artistico di Ballantini, che parte da un ritratto di Pier Paolo Pasolini in chiave neorealista, quindi si orienta all’espressionismo, approda al cubismo e di recente, elabora uno stile più libero con tracce d’avanguardia. Stende acrilici e pastelli su grandi tavole, scompone, ricompone, avviluppa linee, forme e colori.

L’arte di Ballantini

Dario Ballantini. Qui No. 2007, 60x120cm

La figura umana risulta destrutturata, con qualche elemento isolato che fluttua nella composizione: un occhio, una mano, un piede, un orecchio, una bocca. Ballantini interpreta i nostri tempi: un mondo febbrile ad alta velocità dove l’angoscia si fa metropolitana e investe la città; ne deforma i simboli più amati e odiati: ciminiere, corsie autostradali, case, involucri senz’anima che sopravvivono al mutare della vita. È la città del disincanto, frenetica, allucinata, ipertecnologica su cui incombe un occhio spettrale. Ognuno, se vorrà, potrà trovarvi una via di fuga: nel fiore, nel fumo che sembra un raggio di sole, nella ciminiera da cui escono le note di un sax, ma sarà sempre solo una faccia della medaglia.

L’ispirazione di Ballantini affonda le sue radici nei ritratti intensi di Modigliani, nell’inquietudine di Sironi, nel gesto violento di Basquiat e nei volumi di Picasso, trovando un’efficace ed originale sintesi sulle tele dell’artista.

Ha scritto di lui Luciano Caprile:

[…]“Le opere di Dario Ballantini si propongono ai nostri occhi quale lucida allegoria di un comportamento che compete e ci identifica in maniera anche crudele e impetuosa, dove l’ ironia e l' auto ironia temperano solo in parte un diffuso, palpabile malessere esistenziale. L’ uomo è schiacciato, spezzato, travolto dalle cose che si fanno pensieri, ossessioni, impulsi. E solo l’ alimento, il veleno necessario per riavviare ogni giorno il desiderio di ricominciare, di rimettersi in pista, di correre verso l’ immediato futuro dei minuti e delle ore che incombono” […]

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Ballantini, Dario

Dario Ballantini nasce a Livorno nel 1964. Nel 1984 si diploma al Liceo sperimentale a indirizzo artistico della città, dove ha come maestro Giancarlo Cocchia. In un clima post-macchiaiolo, la sua pittura prende invece la via dell’espressionismo. ...