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Le Danaidi. Olio su tela, cm 195x263. Genova, Collezione privata

Castello, Valerio

a cura di Redazione, il 13/02/2008

1624

Nasce a Genova il 22 dicembre, figlio del pittore Bernardo Castello che morirà cinque anni più tardi. Valeriano - così lo ricorda il documento di battesimo conservato presso l’Archivio parrocchiale della chiesa di San Martino d’Albaro - sembra fosse stato educato in gran parte dal fratello maggiore Torquato.

1634 - 1640

Nelle Vite de’ Pittori, Scoltori et Architetti Genovesi (1674), il biografo Raffaele Soprani afferma che Valerio dimostrava precoci attitudini per la pittura, coltivate in solitudine a confronto con gli affreschi che Perin del Vaga, allievo di Raffaello, aveva lasciato un secolo prima a Genova nel palazzo del Principe Doria a Fassolo. Presto venne messo a bottega da uno degli artisti più celebri del tempo, Domenico Fiasella (1589-1669), per passare quindi a quella di Giovanni Andrea De Ferrari (1598-1669). Tanto il padre morto prematuramente quanto i supposti maestri non esercitarono alcuna influenza apprezzabile sul futuro percorso stilistico.

1640 - 1645

I primi anni Quaranta del Seicento, quelli nei quali Valerio passa dai sedici ai vent’anni, sono di grande fermento per le arti in città all’insegna dell’indagine naturalistica e dell’accentuazione di una poetica degli affetti dovuta ad artisti come Domenico Fiasella, Orazio De Ferrari, Giovanni Andrea De Ferrari, Luciano Borzone, Giovanni Battista Carlone. Nel contempo le quadrerie ospitate negli straordinari palazzi e nelle chiese andavano ad accrescersi con un ragguardevole numero di opere “straniere” provenienti da Milano, dall’Emilia, dal Veneto, da Roma, dalle Fiandre: ad esempio, la straordinaria crocifissione di Federico Barocci nella cattedrale di San Lorenzo, oppure l’Ultima cena di Giulio Cesare Procaccini nella chiesa della Santissima Annunziata, ma soprattutto i Van Dyck delle collezioni private, dipinti tra il 1621 e il 1627, e le due pale capitali di Rubens per la chiesa del Gesù. Questi sono i testi sui quali anche il giovane Valerio studia e si forma. È probabile così, che i viaggi a Milano e a Parma, caduti in questa prima metà del quinto decennio del secolo, e il conseguente studio ravvicinato dei milanesi di primo Seicento (Procaccini, Morazzone e Cerano) e dei grandi maestri emiliani del Cinquecento (Corrreggio e Parmigianino), permisero un approfondimento di stimoli già assorbiti in patria.

1647

Probabilmente Valerio dipinge in questo momento, per il ciclo dell’oratorio di San Giacomo della Marina, la tela con la Vocazione di san Giacomo. Nella seconda, raffigurante il Battesimo di san Giacomo, per lo stesso ciclo, applica una nuova concezione dello spazio di impronta veronesiana.

1648

Valerio firma e data la pala della chiesa di San Siro a Santa Margherita Ligure raffigurante San Sebastiano tra i santi Lorenzo e Rocco.

1649

Cade probabilmente in questo anno l’esecuzione della straordinaria e rubensiana Conversione di san Paolo, visitabile alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Pellicceria e proveniente dalla chiesa monastica di San Paolo di Prè. Il committente fu Giovanni Battista Balbi, che con questo lavoro, destinato al convento dove risiedevano alcune sue figlie monache, sembra aver messo alla prova l’artista prima di affidargli gli affreschi per il suo palazzo. Nello stesso anno realizza per la cappella dedicata a san Francesco Saverio nella chiesa del Gesù tre tele con fatti della vita del santo.

1650, post

A questo momento si fanno risalire gli affreschi per la chiesa di San Martino di Albaro, dove l’Assunzione della Vergine è impostata come una coinvolgente macchina barocca di grande impatto.

1653

Dipinge, firmandoli e datandoli sul retro, due piccoli olii su rame, San Francesco riceve le stigmate e Santa Chiara in adorazione del Santissimo Sacramento, registrati nel 1688 tra i dipinti di proprietà di Filippo Spinola di Massimiliano, conte di Tassarolo.

Ratto delle Sabine. Olio su tela, cm 145x203. Genova, Collezione privata

1653-1654

Entro la primavera del 1654, forse già a partire dagli ultimi mesi dell’anno precedente, Valerio lavora nel palazzo di Giovanni Battista Balbi (oggi Palazzo Reale), affrescando la volta del salotto della Fama, tra le quadrature dell’ascolano Giovanni Maria Mariani, che si trattenne in città, per l’appunto, tra il settembre 1653 e il maggio successivo. Castello, proprio nella patrizia dimora, trova stimoli importanti: nel salotto accanto a quello in cui lavora, l’affresco di Agostino Mitelli e Angelo Michele Colonna con l’Allegrezza che scaccia il Tempo, dipinto appena due anni prima della sua Fama, ne costituisce l’ideale punto di partenza.

1654-1656

Dalla seconda metà del 1654 Valerio si sposta a lavorare in un altro vicino palazzo Balbi. Il pittore è infatti impegnato nella decorazione a fresco di numerosi ambienti al secondo piano nobile del palazzo di Francesco Maria Balbi, cugino di Giovanni Battista (oggi Palazzo Balbi Senarega, sede dell’Università, via Balbi 4), questa volta accanto ad Andrea Sighizzi, quadraturista bolognese documentato a Genova tra il giugno 1654 e il gennaio 1655. Gli affreschi si susseguono lungo le pareti dei diversi ambienti: dalla volta della galleria-loggia affacciata sul giardino con il Ratto di Proserpina e la Caduta di Fetonte, a il Carro del Tempo sul soffitto del salone centrale, alla sala di Leda, a quella di Pace con Allegrezza e Abbondanza. La peste, scoppiata alla metà del 1656 con numerose vittime tra i pittori, gli architetti e i committenti, dovette verosimilmente interrompere i lavori, conclusi poi da Valerio nell’ultimo biennio della sua brevissima esistenza.

1655

Dipinge, siglandola e datandola, la maestosa pala con i Santi Marco Evangelista, Giovanni Battista, Cecilia, Martino e Lorenzo per la parrocchiale di Recco. Realizza, in olio su ardesia, una Madonna con Gesù Bambino e san Luca, firmata e datata sopra il plinto, probabilmente destinata a segnare devozionalmente una piccola edicola votiva. Il 17 dicembre dello stesso anno viene pagato per l’esecuzione della Madonna con Gesù Bambino tra i santi Giovanni Battista e Giorgio (Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco), destinata all’ufficio dei Padri del Comune in Palazzo Ducale.

1657

Martedì 26 giugno Valerio, pochi mesi prima di sposarsi, detta un testamento al notaio Franco Bagnasco. I lasciati sono rivolti esclusivamente a persone di famiglia: alla madre, al fratello Torquato e alla sorella Tecla Maddalena. Il 12 ottobre Valerio sposa, nella parrocchiale di San Martino di Albaro, Paola Maria Deferrari. Gli sposi andranno ad abitare in una casa che Bernardo Castello possedeva in città, precisamente “in carubeo nuncupato delli Angeli o sia Testa dell’Oro parochie S. Marie Magdalene”.

Fine 1657-1659

Tra la fine della peste e gli inizi del 1659 devono datarsi i rimanenti lavori a fresco: il completamento dei decori, già iniziati, nel palazzo di Francesco Maria Balbi, e, al fianco di Paolo Brozzi e Domenico Piola, le pitture sulla volta della chiesa di Santa Marta; gli affreschi sulla facciata di una casa in piazza San Genesio (perduti); i lavori per Santa Maria in Passione, noti solo da alcuni disegni preparatori e antiche fotografie.

1658-1659

Al 18 marzo e 30 ottobre 1658 sono datati i documenti relativi alla costruzione del casino di Giovanni Battista Nascio, decorato da Castello con episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, tra le quadrature di Paolo Brozzi e la compresenza di Domenico Piola. Già nel Settecento questi affreschi non erano più conservati.

1659

All’età di trentaquattro anni, il 17 febbraio, muore improvvisamente e in circostanze ancora sconosciute. È sepolto nella tomba di famiglia nella chiesa di San Martino d’Albaro. Domenico Piola, collaboratore prediletto, completerà la maggior parte dei lavori rimasti interrotti.

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