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The Day After, 1977-1986, su tela, cm 130 x 250

EDMONDO DOBRZANSKI

Al Castello Sforzesco di Milano una grande mostra con 250 opere che raccontano l’iter creativo di una delle personalità più importanti della pittura svizzera ed europea nel Novecento

a cura di Redazione, il 12/02/2008

Edmondo Dobrzanski (Zug 1914 - Lugano 1997) è il grande pittore di cui l’ampia personale allestita al Castello Sforzesco da martedì 12 febbraio al 6 aprile 2008 celebra l’opera in gran parte inedita per il pubblico italiano.


L’esposizione, curata da Piero Del Giudice e prodotta dall’Assessorato alla Cultura di Milano - in collaborazione con il Dicastero Cultura della Città di Locarno, racconta in modo esaustivo l’intero arco del lavoro di Dobrzanski, attraverso 250 opere esposte nelle Sale Viscontee, cui fa da corollario il denso e voluminoso catalogo.

A Zurigo l’incontro con gli artisti e le correnti della rivolta, in fuga dal terrore nazifascista

Egli è, insieme a Wiemken, Varlin, Giacometti, tra le grandi personalità della pittura svizzera ed europea nel Novecento. Erede di una dinastia di fotografi, rompe la tradizione di famiglia e passa alla pittura. Si forma nella Milano di “Corrente” e poi a Zurigo. Qui vive dal ‘42 al ‘50, dove incontra gli artisti e le correnti artistiche della rivolta e della consapevolezza, in fuga dalla guerra e dal terrore nazifascista.

Dobrzanski pittore di storia e impegno sociale

Vajont, 1964, olio su tre tavole, cm 240 x 540 (part.)

Questo maestro svizzero di remote origini polacche - studente a Brera dal ‘36 al ‘42, amico di pittori lombardi come Morlotti, Chighine e Bergolli - è prima di tutto pittore di storia e impegno sociale, di formazione e radice espressionista.

Nella “Autobiografia”, inclusa nel catalogo e per la prima volta pubblicata in Italia, Dobrzanski indica i suoi maestri: Sironi delle periferie industriali, Morandi antiretorico e intimista, gli espressionisti tedeschi dell’arte “degenerata”, prima di tutto Beckman e Dix. E di sé dice, «Sono nato nel 1914 a battesimo dei cannoni della prima guerra mondiale, ho attraversato la seconda guerra mondiale, i campi di sterminio, il genocidio atomico. Il mio secolo si chiude con le guerre etniche e di religione».

Coerenza con le radici della figurazione espressioniste e adozione delle dense materie dell’informale

Predilige le materie scure: il nero, il blu di Prussia le tonalità del grigio. Dipinge bunker, macchine e architetture belliche, allegorie della fine, ma anche nature morte e paesaggi. Un classico.

Bunker, 1956, olio su tela, cm 65 x 83

Sempre coerente alla sua formazione di base fondata su una figurazione espressionista, tuttavia adotta le dense materie dell’informale, il linguaggio internazione che da Pollock a De Staël investe e caratterizza l’esperienza pittorica della sua generazione. È attivo sino agli ultimi mesi della sua vita.

Dobrzanski negli scritti dei maggiori storici dell’arte della sua generazione

Sue grandi mostre personali a Winterthur, Milano, Parma, Ravenna, Grenchen, San Gallo, Trieste, Bellinzona, Arezzo, Firenze, Gentilino, Locarno. Sulla sua opera hanno scritto i maggiori storici dell’arte della sua generazione, da Virgilio Gilardoni ad Andri Peer, da Francesco Arcangeli a Mario De Micheli, da Emilio Tadini a Giovanni Testori.

Logo e simbolo della mostra milanese è il grande quadro (metri 3x6) a titolo “Vajont”, dipinto da Dobrzanski subito dopo il disastro colposo e le migliaia di morti del 9 ottobre 1963.

    Scheda Tecnica

  • EDMONDO DOBRZANSKI
    dal 12 febbraio al 6 aprile 2008
  • Curatore:
    Piero Del Giudice
  • Castello Sforzesco, Sale Viscontee
    Milano
  • Orario di apertura:
    lun, ore 14.30-19.30; mar-mer-ven-sab-dom, ore 9.30-19.30; gio, ore 9.30-22.30
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo:
    Lubrina editore (356 pagine; € 40, in mostra)
  • Info:
    Tel. (+39) 02 76009085
    Comune di Milano

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