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Joan Miró: La contadina, luglio 1922 – primavera 1923, Parigi, Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou. Parigi, © CNAC/MNAM Dist. RMN, © Successió Miró by SIAE 2007

Joan Miró, un esaltante vissuto artistico

L’esposizione ferrarese propone un percorso espositivo di circa 80 opere, provenienti dai più importanti musei del mondo, dal Centre Pompidou di Parigi al MoMA di New York

a cura di Redazione, il 15/02/2008

Aprono il percorso della rassegna dedicata al maestro Joan Mirò (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 17 febbario – 25 maggio 2008) le opere ispirate all’ambiente rurale della località catalana di Mont-roig, tra le quali La contadina del 1922-23, dipinto emblematico della produzione di quegli anni, eccezionalmente concesso in prestito dal Centre Pompidou di Parigi. La tela è dominata dalla ieratica e imponente figura femminile, signora del ciclo della vita e del rito quotidiano del lavoro rurale, che partecipa in maniera originale del ritorno al classicismo degli anni Venti.

Il contatto parigino di Mirò con l’avanguardia

La seconda sezione testimonia il contatto con l’avanguardia avvenuto a Parigi e la nascita di un nuovo tipo di paesaggio, rarefatto e metaforico, nel quale il mondo rurale di Mont-roig è evocato da lievissimi segni su fondi monocromi, che richiamano la sostanza instabile e trasparente dei sogni. Tale processo di progressiva astrazione e trasfigurazione del dato naturale inizia con Terra arata del Guggenheim Museum, si accentua nel Paesaggio catalano (Il cacciatore) del Museum of Modern Art, due opere capitali del 1923-24, entrambe provenienti da New York, che questa mostra offre la rara opportunità di vedere affiancate, e giunge a piena maturazione in una serie di dipinti che hanno come soggetto il contadino catalano.

In mostra ne sono esposte due versioni: quella bellissima del Museo Thyssen-Bornemisza Madrid, scelta come logo della mostra, con la figura sospesa su uno sfondo blu di Prussia come un’apparizione notturna e quella altrettanto bella della National Gallery di Washington, solare e diurna, disegnata su un fondo giallo chiaro che satura ogni centimetro della composizione. Il culmine e il superamento di questa fase – segnata dall’adesione al surrealismo – è rappresentato da dipinti dell’estate del 1927, quali Paesaggio (La lepre) del Guggenheim e Paesaggio con coniglio e fiore della National Gallery of Australia di Canberra. In queste tele di grande formato Miró rievoca una Catalogna primordiale, dando vita ad un personale mito della genesi.

Joan Mirò: Oggetto, 1936. New York, The Museum of Modern Art. Dono di Mr. and Mrs. Harold X. Weinstein. digital image © 2004 MoMA, New York / Scala, Firenze, © Successió Miró by SIAE 2007

Le opere degli anni ’30, con le prime incursioni di Mirò nella scultura

Raggiunto il successo, a partire dal 1928 Miró conduce una profonda riflessione sulle componenti dell’opera d’arte, il cui esito sono i collage e gli assemblaggi dei primi anni Trenta, come ad esempio l’Oggetto del MoMA, costruzione del 1931, che rappresenta la prima incursione dell’artista del campo della scultura. L’attrazione per l’elemento “terrestre” risveglia un nuovo interesse per i materiali – scelti ed associati con assoluta libertà e con raffinata ironia – che, da ora in avanti, divengono componenti fondamentali del linguaggio dell’artista.

Nei dipinti della seconda metà degli anni Trenta, presentati nella sezione Figure plutoniche, Miró utilizza supporti inusuali e una tavolozza dai colori violenti e vivaci, dando vita a paesaggi che sembrano appartenere ad un altro mondo, popolati da creature misteriose. In particolare, in una importante serie di dipinti su masonite eseguiti a Mont-roig nell’estate del 1936, di cui in mostra sono per la prima volta riuniti cinque esemplari, l’artista introduce materiali come caseina, pece, sabbia e ghiaia raggiungendo un grado di espressività che precorre l’Informale.

Tornato in Spagna, sperimenta la ceramica e nuovi materiali

Nel 1940 Miró lascia la Francia e fa ritorno in Spagna. Nella sua terra trova ispirazione per un’ulteriore evoluzione: sperimenta la ceramica e torna a cimentarsi, con rinnovata audacia, nell’impiego di nuovi materiali, adottando soluzioni che rivelano un diretto rapporto con i recenti sviluppi dell'arte americana ed europea. Attestano la vitalità di un artista ormai maturo e coronato dal successo internazionale opere realizzate di getto, con macchie di colore gocciolante e con inserti in corda, come la Composizione con corde (1950) del Van Abbemuseum di Eindhoven, o assemblaggi che integrano materiali inconsueti, come accade nel caso della Donna (1946), capolavoro della Fundació Joan Miró di Barcellona, composta da un osso, una macina in pietra e un filo d’acciaio.

Joan Mirò: Il cacciatore (Paesaggio catalano), 1923-24. New York, The Museum of Modern Art. Acquisto 1936. digital image © 2003 MoMA, New York / Scala, Firenze, © Successió Miró by SIAE 2007

Nell’ultima sezione le opere realizzate dal 1956 nel nuovo atelier di Palma di Maiorca

L’ultima sezione della mostra è dedicata ai lavori realizzati, a partire dal 1956, nel nuovo atelier di Palma di Maiorca, nei quali ricorre il formato monumentale e la scelta di temi legati alla femminilità e alla sessualità nel loro carattere primordiale e tellurico. Sono motivi che toccano le corde più profonde della sensibilità dell’artista, come rivelano le diverse interpretazioni che questa mostra permette di ammirare: dalle drammatiche Donne, uccelli dipinte su grandi tele e carte, alle Donne in bronzo e in ceramica, essenziali ed enigmatiche come idoli primitivi, fino agli assemblaggi che integrano materiali sempre nuovi. Ancora in tarda età Miró continua infatti a misurarsi con originali procedimenti operativi, alla ricerca di nuovi traguardi espressivi, di cui è un esempio emblematico il ciclo di opere intitolato Sobreteixim (1972-73).

Chiude la mostra l’opera Figure e uccelli nella notte

La mostra si chiude con un capolavoro della tarda maturità esposto in rarissime occasioni, Figure e uccelli nella notte (1974) del Centre Pompidou, un immenso murale su tela dipinto con una pennellata gestuale, che evoca la palpitazione oscura della notte e la potenza misteriosa dei principi vitali della natura nella loro incessante trasformazione.

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