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"Dichiaro di non essere Emilio Isgrò", 1971, installazione per 7 elementi cm 29, 5x21 cad, stampa tipografica su carta, Archivio Isgrò, Milano

Isgrò, Emilio

a cura di Redazione, il 31/01/2008

Emilio Isgrò è nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina nel 1937. Dopo l’esordio letterario con la raccolta di versi “Fiere del Sud” (Schwarz 1956), si trasferisce a Milano dove attualmente vive e lavora. Si dedica alla Poesia visiva, nel doppio ruolo di teorizzatore e artista.

Nel ’64 le prime “Cancellature”, nel ’66 a Padova la prima mostra personale

Nel 1964 inizia la produzione delle Cancellature, esposte in gallerie e musei italiani e stranieri. Nel 1966 si tiene a Padova la sua prima personale presso la Galleria 1 + 1 di Padova. Nei due anni successivi espone alla Galleria Apollinaire di Milano; espone poi presso la Galleria Schwarz nel 1971, a La Bertesca di Genova nel 1973 e nel 1974 presso lo Studio G7 di Bologna, da Lia Rumma a Napoli e alla Galleria Blu di Milano.

Le grandi installazioni e "La Bibbia di vetro"

Nel 1977 vince il primo premio alla Biennale di San Paolo. Nel 1985 realizza a Milano l’installazione multimediale “La veglia di Bach”, commissionatagli dal Teatro alla Scala per l’Anno Europeo della Musica, mentre nel 1998 il “Seme d’arancia” viene installato a Barcellona di Sicilia.

Negli anni 1972, 1978, 1986, 1993 viene invitato alla Biennale di Venezia. Dona alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma la grande scultura “Le Tavole della Legge” ovvero “La Bibbia di vetro”, che resterà esposta al pubblico nella collezione permanente della Galleria.

Non solo arti figurative: Isgrò letterato e uomo di teatro

Di rilievo è anche la sua attività di scrittore e uomo di teatro, consolidatasi con “L’Orestea di Gibellina” (1983/84/85) e con alcuni romanzi e libri di poesia, tra cui “L’avventurosa vita di Emilio Isgrò” (Il Formichiere, 1975), “Marta de Rogatiis Johnson” (Feltrinelli, 1977), “Polifemo” (Mondadori, 1989), “L’asta delle ceneri” (Camunia, 1994), “Oratorio dei ladri” (Mondadori, 1996) e, infine, “Brindisi all’amico infame” (Aragno, 2003), finalista al premio Viareggio e vincitore del premio San Pellegrino.

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