Special » von Gloeden e la “casta archeologia”

Due giovani nudi, 1900 ca., stampa all'albumina, 229x165 mm, © Archivi Alinari – Firenze

von Gloeden e la “casta archeologia”

Nel racconto di Vittorio Sgarbi, le speciali circostanze che legano la mostra di Milano ai nomi di Lucio Amelio, Andy Warhol e Joseph Beuys

a cura di Redazione, il 25/01/2008

«Molte cose si intrecciano, in questo volger d’anno. L’editore Mazzotta, con gesto largo e generoso, decide di ricordare un collezionista curioso ma non eccentrico, capace di stimolare, piuttosto che accomodarsi alle idee ricevute» (leggi l'articolo Artelab).

Vittorio Sgarbi e la scoperta delle foto di von Gloeden trovate da Lucio Amelio

«Lucio Amelio, un napoletano esuberante e intuitivo che chiama Warhol e Beuys nella sua città e li applica a rappresentare il mondo più lontano da loro, facendoglielo diventare familiare. Siamo nello scorcio degli anni Settanta e io trovo il laboratorio di Amelio a Spoleto dove sono, con incarico speciale, ispettore storico dell’Arte della Soprintendenza dell’Umbria».

«Lì vedo per la prima volta le fotografie del Barone von Gloeden. Sono immagini di inizio secolo, di una terra ancora intatta e mitica, popolata di fauni e Dei calati in giovinetti anche belli ed espressivi, ma ammaccati dalla miseria. Nella casa dell’ultimo erede del barone, Amelio ha trovato un tesoro di lastre e stampe che rinnovellano il mito, che rianimano il mondo pagano».

Il recupero delle lastre e delle stampe attraverso il coinvolgimento di Warhol e Beuys

«Ma non gli basta di scoprire von Gloeden, sottrarre dal buio quelle immagini, e, per la nostra sensibilità, farle nascere in quel momento: pretende di chiedere ai suoi amici stregoni, Warhol e Beuys, di derivare nuove immagini da quelle fotografie.

Ritratto di uomo, 1900 ca., stampa all'albumina, 223x168 mm, © Archivi Alinari – Firenze

Con questo semplice procedimento, von Gloeden non è più una curiosità per amatori alle origini della Taormina stazione turistica internazionale, ma è un autore con il quale si misura l’avanguardia artistica del nostro tempo, rendendolo presente e attuale».

«È un’azione doppiamente intelligente, quella di Amelio, che attribuisce un diverso significato all’opera di von Gloeden. La arricchisce, la rende di nuovo viva. Ma sarebbe questa soltanto una estensione dell’impresa di Mazzotta, se non si aggiungessero altri elementi a suggerire questa nuova impresa nell’anno che io intendo dedicare alla fotografia a Milano».

«Come molti ricordano, diverse circostanze accrebbero la provocazione della mostra “Arte e omosessualità”, la cui profetica titolazione “Vade retro” sembrò anticipare il destino di censura che la mostra patì. È inutile ripercorrere quella vicenda, ma qualcuno ricorderà che il suo dichiarato punto di partenza, riferendosi a un’estetica omosessuale consapevole, era proprio von Gloeden. E la sede originale della mostra, poi migrata a Firenze, era proprio Palazzo della Ragione».

La valorizzazione del fondo conservato nell'archivio fotografico del Castello Sforzesco

«Mentre riflettevo sulla personalità di Luca Amelio e sulla originalità del suo gusto, Claudio Salsi, il direttore del Castello Sforzesco, persona proba e timorata di Dio, mi ricordava che nelle collezioni civiche vi era un fondo di fotografie di von Gloeden non arrivate misteriosamente, ma da lui stesso acquistate».

«Al Piraina, turbato di ritrovarsi ancora al centro di polemiche, mi era facile opporre, non tanto la sostanziale innocenza della “casta archeologia” di von Gloeden, ma che appare insensato acquistare per i musei cittadini qualcosa che non si intenda o non sia conveniente esporre».

Al Palazzo della Ragione la mostra più completa mai allestita sul fotografo tedesco

Due giovani seduti tra erba e rocce, 1898, stampa all’albumina, 288x371 mm, timbro ad inchiostro sul verso: "W. v. Gloeden 92. (sic) marzo 1898…", © Archivi Alinari – Firenze

«Da queste semplici riflessioni, nasce questa grande mostra. La più completa mai fatta su von Gloeden. Nel clima in cui è nata, in questo ritorno agli anni Settanta attraverso il ricordo di Amelio, mi sembrava coerente affidarne la cura a Italo Zannier, il docente con cui iniziai la mia carriera universitaria, diventandone assistente al corso di Tecnica e Storia della Fotografia presso il Dams di Bologna, nel 1975».

Da Italo Zannier la miglior selezione e la più attenta interpretazione dell’opera di von Gloeden

«Storico scrupoloso e ricercatore appassionato, Zannier ci poteva garantire, attraverso lo studio del Fondo Amelio ora confluito nelle Raccolte Museali della Fratelli Alinari, la miglior selezione e la più attenta interpretazione dell’Opera di von Gloeden».

«Arrivando a concludere, come si conviene, che “questo straordinario fotografo, ahimè eccessivamente siglato dal suo lavoro più audace, quello dei nudi, tuttora ritenuto ai limiti della pornografia, […], se riletto senza pregiudizi convenzionali (fu il Peyrefitte più di altri a indirizzarne la lettura in quella direzione!), si rivela, salvo alcune eccezioni, di delicata castità, semmai naive, e di una ironica, ingenua ma accattivante poesia”. Con questa mostra, questo punto di vista non mancherà di apparire condivisibile da chiunque».

(testo di Vittorio Sgarbi)

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