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Michelangelo Pistoletto Gabbia Specchio, 1992 (1973-1992 ferro e specchio, 5 elementi Photo Paolo Pellion Courtesy Galleria Continua, San Gimignano – Beijing)

MICHELANGELO PISTOLETTO

A Pechino dal 19 gennaio al 30 marzo 2008 un’importante rassegna dedicata al grande maestro biellese, tra passato presente e futuro

a cura di Redazione, il 16/01/2008

La Galleria Continua Beijing a Pechino (Cina) è orgogliosa di presentare la prima mostra personale di uno dei più grandi maestri dell’arte contemporanea italiana, Michelangelo Pistoletto. L’ esposizione, in programma dal 19 gennaio, pur fortemente intrisa di importanti elementi di novità, offre uno sguardo panoramico e retrospettivo sul percorso artistico di Pistoletto introducendo all’universo estetico-concettuale dell’artista.

Un viaggio all’interno del percorso artistico di Pistoletto

Dopo la partecipazione dell’artista alle mostre collettive “Manmano” nel 2005 e “One Colour” nel 2007, la galleria dedica i suoi spazi espositivi all’esposizione di un nuovo corpus di opere che, pur essendo quasi interamente datato 2008, si presenta come l’evoluzione più efficace di tutti quei concetti su cui tutta l’attività artistica di Michelangelo Pistoletto si è fondata sino dai suoi esordi, nei primi anni Sessanta. In questo modo, la mostra personale dell’artista, pur fortemente intrisa di importanti elementi di novità, offre uno sguardo panoramico e retrospettivo sul percorso artistico di Pistoletto introducendo all’universo estetico-concettuale dell’artista.

La mela, emblema del Terzo Paradiso

La coerenza espressiva del maestro è chiaramente visibile nell’opera con cui la mostra si apre in cui l’elemento specchiante, che contraddistingue tuttora la sua ricerca artistica, è unito al simbolo della più recente produzione pistolettiana: la mela. Introdotta dall’artista nel 2007 sottoforma di “mela reintegrata” (Wollen – La mela reintegrata, 2007), il frutto primordiale diventa emblema del Terzo Paradiso, ovvero “l'accoppiamento fertile tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il Paradiso Terrestre, che precede il morso della mela. È il paradiso naturale dove tutto è regolato dall'intelligenza della natura. Il secondo è il Paradiso Artificiale, quello sviluppato dall'intelligenza umana attraverso un processo lentissimo che ha raggiunto nel corso degli ultimi due secoli una dimensione sempre più vasta ed esclusiva. […] Il pericolo di una sempre più imminente tragica collisione fra queste due sfere è ormai annunciato in ogni modo. Ed è per evitare di proseguire verso questo catastrofico avvenimento che si deve concepire il progetto globale che chiamo Terzo Paradiso. [...] Il riferimento biblico non ha finalità religiose ma è assunto come messaggio per dare senso e forza al concetto di trasformazione sociale responsabile e motivare un grande ideale che unisce in un solo impegno l'arte, la scienza, l'economia, la spiritualità e la politica.” (Michelangelo Pistoletto).

Ancora una volta per Pistoletto, il concetto di “frammento” assume grande rilevanza. Le singole parti che compongono la figura della mela ricordano che in ogni singolo elemento specchiante è già contenuta l’infinità del mondo reale che vi ci si riflette.

Michelangelo Pistoletto. Labirinto (1969-2001 installazione al Musée d'Art Contemporain de Lyon, 2001, 600 m, cartone ondulato) Collezione: Fondazione Pistoletto - Foto: B. Adilon - Courtesy Galleria Continua, San Gimignano - Beijing

L’andamento poco lineare dei contorni della mela, funge da incipit dell’opera che occupa lo spazio principale. Qui, al centro di un labirinto in cartone ondulato (materiale “povero” che rimanda metonimicamente al movimento artistico di cui Pistoletto era uno dei maggiori rappresentanti e che, negli anni Sessanta, è stato denominato da Germano Celant “Arte Povera”), emerge la monolitica figura di un cubo bianco di enormi dimensioni. L’accesso al cubo di 5 m3 è consentito solo attraverso il percorrimento del labirinto, figura della mitologia classica già presente nella produzione artistica di Pistoletto, Labirinto (1969-2001).

“Metro Cubo di Infinito”

Al centro, all’interno del cubo interamente rivestito di specchi, si trova il Metro Cubo di Infinito, opera appartenente alla serie degli Oggetti in Meno (1965-1966): un semplice cubo composto da 6 lastre di specchio rivolte verso l’interno. L’ambiente specchiante praticabile diventa così lo spazio dell’esperienza in cui lo spettatore per la prima volta è invitato ad esperire ciò da cui sino ad oggi era stato inderogabilmente escluso, ovvero lo spazio del Metro Cubo di Infinito che conserva così il suo status di spazio dell’immaginazione pura.

Il richiamo alle opere storiche

Il resto della mostra è un continuo richiamo a opere storiche. L’allusione è talvolta evidente, come nel pozzo di cartone con fondo specchiante (che rimanda a I Pozzi, 1965-1966) o nelle cinque gabbie-specchio (Gabbia Specchio, 1973-1992), altre volte è invece solo accennata, come nelle due serie speculari di “prospettiva del nero nel bianco” e viceversa, o come nell’opera in cui una grande lastra di specchio perde un piccolo frammento (come nello Specchio Spezzato del 1976), su cui l’artista appone, con gesto ironico e beffante, la propria firma.

Esattamente come sulla soglia di un quadro specchiante, questo susseguirsi di opere che si fanno eco l’un l’altra colloca l’operare artistico di Michelangelo Pistoletto in una dimensione temporale che include passato, presente e futuro.

Scheda Tecnica

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