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Francesco Furini, Giuditta e Oloferne, olio su tela, cm 198 x 250, Firenze Collezione Ente Cassa di Risparmio

Francesco Furini

L’arte e l'enigma del Prete Pittore

di Valentina Redditi, il 08/01/2008

Fra le scuole regionali italiane, la pittura fiorentina del Seicento è quella che più ha dovuto attendere per essere apprezzata secondo il suo effettivo valore.
Il momento culminante di questa riscoperta, iniziata solo nella seconda metà del secolo scorso, è oggi rappresentato dalla grande esposizione che Firenze dedica fino al 27 aprile a Francesco Furini (Firenze, 1603-1646), prima mostra monografica di livello internazionale mai dedicata ad un artista del Seicento fiorentino.

Le tele e i disegni nelle stanze affrescate dall’autore più di tre secoli fa

Una sede quanto mai appropriata, quella di Palazzo Pitti, per questa opportuna e riuscita opera di recupero. Non solo perché in questo modo la città restituisce visibilità, attraverso una delle sue più importanti istituzioni culturali, ad un artista suo figlio, rilevante quanto poco conosciuto; ma anche perché lo stesso Furini ebbe modo di lasciare traccia del suo talento proprio a Palazzo Pitti, affrescando una parete del salone principale del Museo degli Argenti, come oggi si chiama l’ex quartiere di residenza estivo dei Medici.

Ed è bello pensare che, mentre si metteva all’opera (1639-1642), il Furini non potesse immaginare, forse neppure sperare, che oltre tre secoli e mezzo dopo quegli stessi locali avrebbero ridato lustro al lascito artistico di una vita, per lungo tempo dimenticato.

Una mostra che rivela la complessità dell’arte del maestro fiorentino

Francesco Furini, L’Accademia Platonica, affresco, Firenze Palazzo Pitti, Museo degli Argenti, Salone di Giovanni da San Giovanni

Come ha dichiarato Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, la mostra «indaga e mette in luce la complessità dell’arte del Furini e le sue relazioni con la cultura e la società contemporanee attraverso una ricostruzione rigorosamente filologica della sua vicenda umana ed artistica».

Di notevole importanza il contributo scientifico rappresentato dalla sistemazione della cronologia e del corpus delle opere, oltre che dalla definizione del tipo di committenza con cui lavorava l’artista fiorentino.

L’esposizione fiorentina presenta, oltre agli affreschi, trentotto dipinti e sedici disegni, frutto di una selezione che mira a dare risalto al catalogo del Furini attraverso le sue opere di maggiore rilevanza storica e nelle migliori condizioni di conservazione.
Mancano quasi del tutto i prestiti dalle collezioni private, essendosi puntato soprattutto sui lavori custoditi nei musei italiani e stranieri.

Un percorso espositivo articolato, dagli esordi romani alla maturità

Il percorso espositivo è rigorosamente monografico, presentando solo opere del Furini, e si articola in sette sezioni. La prima, “Aurora e Cefalo”, accoglie il visitatore all’ingresso del Museo degli Argenti con un’unica grande opera realizzata dal pittore fiorentino quando aveva appena ventuno anni. Seguono La Giovinezza: anni ‘20; I grandi quadri da stanza: 1630-1633; Gli Affreschi; Disegni e Bozzetti; Prete Pittore (Furini prese i voti nel 1633); Intimità: anni ‘30; Esibizione: anni ‘40.

Francesco Furini, Testa di donna, carboncino e pastelli colorati su carta color nocciola, mm. 253x202, Firenze Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi, inv. 2470 S

L’esposizione di Palazzo Pitti, così come concepita e allestita, conferma e anzi rivela ancor più la forza seduttiva della pittura di Francesco Furini, definita “sensuale e psicologica”. Essa si esprime frequentemente attraverso il nudo femminile come forma di bellezza classicista, di quel classicismo cui Furini pervenne depurando il proprio stile dalle suggestioni caravaggesche e antichizzanti ereditate dall’apprendistato romano.

L’affascinante enigma umano di Francesco Furini

Ma la mostra riporta alla luce anche la contraddittoria personalità dell’artista fiorentino. Pittore prediletto dalla corte medicea e dall’aristocrazia, autore di opere in cui abbondava il nudo femminile, oltre che di cinque sonetti di soggetto libertino, Francesco Furini si fece prete all’età di trent’anni e andò a isolarsi in una pieve sperduta del Mugello. Tocca allora al catalogo della mostra, edito da Mandragora, tentare di spiegare l’enigma dell’uomo Furini, intrigante corollario di un corpus pittorico che ha saputo conservare la propria forza e il proprio fascino attraverso i secoli.

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