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«Il mio incontro con Tarkovskij»

Daniela Brambilla spiega come è nato il suo amore per i film del grande cineasta

a cura di Redazione, il 27/12/2007

…il poeta non descrive il mondo, lo scopre.
“ … se il nostro sentimento del mondo può essere percepito anche dagli altri come parte inscindibile di loro stessi, che cosa può costituire uno stimolo più grande per il nostro lavoro?” (Andrej Tarkovskij)

«L’incontro con i film di Andrej Tarkovskij è stato per me del tutto casuale e piuttosto tardivo. All’improvviso mi sono vista spalancare un infinito mondo di immagini nel quale ho ritrovato – e del quale ho condiviso – soprattutto la grande attenzione per la natura e gli elementi che la costituiscono, e per l’acqua in particolare, la cui presenza nei suoi film è costante, multiforme e coinvolgente».

«Nessun simbolo o metafora nascosta, ma solo osservazione della vita, della verità della vita allo stato puro. Immagini che non significano altro che se stesse e nelle quali, come nell’antica poesia giapponese dell’Haiku, basta lasciarsi dissolvere come ci si dissolve nella natura».

«Stalker, Andrej Rublev, Lo Specchio, Solaris, Nostalghia, L’infanzia di Ivan sono i film ai quali mi sono ispirata per condividere e filtrare quello stesso amore per il mondo del quale l’acqua è una protagonista in tutte le sue forme possibili: lago, pioggia, pozzanghera, stagno, oceano, fiume, torrente, neve, vapore, rugiada».

Tarkovskij suscita il senso della bellezza facendo recitare ogni oggetto, animato o inanimato, come fosse un paesaggio

«Anche nei miei dipinti, altro non ho voluto dire che precisione di osservazione e l’irripetibilità dell’istante afferrato. La poesia di Tarkovskij è quella di saper suscitare il senso della bellezza facendo recitare ogni oggetto, animato o inanimato, una pozzanghera o un filo d’erba, come fosse un paesaggio. In questo modo il regista esprime la propria idea, condivisa con la grande tradizione della letteratura russa, di un’arte che, in quanto mezzo di conoscenza, non può che tendere a un realismo che non si riduce a pura descrizione naturalistica».

«Ho dipinto l’acqua e ho dipinto con l’acqua, talvolta lasciando che fosse essa stessa, con il suo scorrere liberamente sulla tela, a trascinare il colore, a dissolverlo e a mescolarlo secondo un ritmo casuale e volontario al tempo stesso. Ho dipinto a strati: sotto, i movimenti dell’acqua; e sopra, le luci e i riflessi di una realtà molto più effimera dello scorrere dell’acqua».

Nelle tele della pittrice i cavalli e i cani cari a Tarkovskij, trait d’union tra l’uomo e gli elementi

«Ho dipinto cavalli e cani, creature amiche e solidali, sempre presenti nei film di Tarkovskij, in simbiosi con una natura essenziale e meravigliosa, il trait d’union tra l’uomo e gli elementi. Ho dipinto il disegno ritmico irripetibile di un ruscello o di un torrente, dove Andrej Rublev lava i suoi pennelli, e, sempre in riva al fiume di notte nel bosco, ho colto il turbamento del grande artista russo di fronte alla scoperta della nudità femminile in un rito pagano».

«Nella tela dedicata a Ivan, il piccolo soldato-partigiano tragicamente catapultato dalla dolcezza dell’amore materno alla cupa e insensata realtà della guerra, ho cercato di esprimere questo contrasto drammatico. Altro contrasto è quello ispirato a Solaris, dove l’opera dell’uomo e quella della natura si scontrano e si incontrano in un insieme magmatico, amici e nemici al tempo stesso in una gara persa in partenza».

(testo di Daniela Brambilla)

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