Special » Nostoi: una battaglia etica che guarda al futuro

Sostegno di mensa in marmo con due grifi che sbranano una cerva Ca. 325-300 a.C.

Nostoi: una battaglia etica che guarda al futuro

Il successo dell’azione di recupero delle opere trafugate apre la strada a nuove restituzioni

a cura di Redazione, il 19/12/2007

Una grande battaglia etica a livello internazionale trova suggello nella mostra “Nostoi. Capolavori ritrovati” che apre le porte a nuove “restituzioni”, e a una rinnovata e rinvigorita stagione di scambi sul piano di studi scientifici e di collaborazioni culturali con le Istituzioni Culturali dei Paesi coinvolti.

Cambiato il clima internazionale intorno al problema degli scavi clandestini

Fondamentale il nuovo condiviso atteggiamento internazionale che vede l’Italia e gli Stati esteri uniti nella responsabilità di garantire e tutelare pubblico accesso al patrimonio artistico dell’umanità contro gli scavi clandestini e l’illegale “fuga” delle opere d’arte. Con questo metodo si sono conclusi con successo i negoziati con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museum of Fine Arts di Boston e il Princeton University Art Musem.

L’esposizione permetterà di ammirare veri e propri capolavori, basti pensare che alcuni dei reperti in mostra sono degli “hapax”, reperti privi di simili, o equivalenti, in qualsiasi collezione, pubblica o privata, del mondo intero.

Alcuni dei capolavori esposti al Quirinale di Roma

Antefissa a forma di Menade e Satiro danzanti, 500-475 a.C. (Già J. Paul Getty Museum – Los Angeles)

Tra le opere restituite la Vibia Sabina, una statua in marmo paro del II sec. d.C., alta 204 cm., effige dell’imponente moglie dell’imperatore Adriano; lo splendido Cratere a calice, il più grande firmato dal pittore pestano Assteas, del 350-340 a.C. raffigurante il mito di Europa e il toro..

Altro capolavoro è il Trapezophoros in marmo asiatico dipinto, di 95 cm. di altezza e 148 cm. di lunghezza che mostra due grifi che sbranano una cerva: gruppo marmoreo spettacolare, un unicum di elevatissima qualità; l’Antefissa con Sileno e Menade danzanti in terracotta, del 500-475 a.C, che rappresenta un gruppo di una Menade e un Sileno in passo di danza.

Le figure, stanti su una base dipinta a motivi geometrici, muovono verso destra; la Menade, con il chitone che conserva cospicue tracce di policromia e le nacchere in una mano, cerca di sottrarsi all’abbraccio del Sileno, coronato d’edera, che da dietro l’abbranca per la spalla con la destra e nella sinistra regge un corno potorio.

Esposti anche, fra gli altri: un Kantharos configurato a maschera dionisiaca, dell’Italia centro-meridionale, del 480 a.C. ca., attribuito al Pittore della Fonderia come ceramografo, e forse ad Euphronios come vasaio. Uno dei lati del vaso reca applicata una maschera di Dioniso, modellata a parte, l’altro una maschera di Satiro.

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